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Investiamo sulle SmartCity, ma non sui cittadini


UnknownSi parla sempre più spesso di Smartcity e soprattutto a Napoli l’argomento è reso più interessante dai tanti problemi esistenti che potrebbero trovare soluzioni con l’applicazione di nuove tecnologie o a volte del semplice e banale buonsenso.

Far diventare le cose più intelligenti, per aiutarci a vivere meglio è una bella ed appassionante sfida e le possibilità sono infinite, dai semafori intelligenti che regolano da soli il flusso del traffico, alle smart card con Rfid per la tracciabilità di prodotti, cose e persone, ai pagamenti con tecnologia NFC tramite gli smartphone, all’accesso libero al Wi-Fi che è un bisogno chiave per tutte quelle città che puntano a essere leader e trend setter nel campo delle città intelligenti. 

Alcune amministrazioni  si sono già organizzate nel tentativo di diventare smart e sostenibili per l’ambiente con l’ introduzione di ordinanze cittadine che prevedono l’impiego di energia solare per alimentare il sistema idraulico di edifici di grande dimensione e l’installazione di sensori sulle fontane per monitorare e ridurre lo spreco di acqua potabile pubblica; sulle aree di parcheggio per segnalare in tempo reale gli spazi ancora da occupare, così da evitare di girovagare in automobile e da ridurre le emissioni con l’utilizzo di app per smartphone gratuite che si scaricano sul telefonino che aiuta a trovare i parcheggi disponibili e più economici e consente di pagare senza dover trafficare con parcometri vari ed eventuali.

Altre hanno realizzato progetti per la riduzione e la trasformazione del rumore prodotto dal traffico cittadino ed utilizzando software e mappature delle aeree urbane, sono riuscite con l’ausilio di suoni elettronici  a convertire il rumore, in un dolce suono di sottofondo che culla la città quasi fosse la sua ninnananna.

Altri progetti prevedono la distribuzione di una smartcard consegnata a tutti i cittadini per usufruire dei servizi erogati attraverso un network: dalle farmacie, al noleggiare biciclette, usufruire dei servizi di mensa scolastica, accedere alle piscine comunali, prenotare i buoni sconto comunali per i centri estivi, per supportare il sistema di votazione scolastico oppure per caricare il valore dei vuoti (buoni e lattine) fino ad arrivare alla creazione di un vero e proprio Crm (Citizen Relationship Management).

L’Italia non disegna affatto il concetto di smart city e affida alle istituzioni un’attività di selezione e poi scelta di progetti innovativi, aperto ad imprese, centri di ricerca, consorzi e società consortili, organismi di ricerca con sedi operative su tutto il territorio nazionale. Sulla scorta di tutte queste idee, progetti, realtà esistenti o in fase di realizzazione, anche la nostra Napoli sta tentato di fare la sua parte e certo non mancano a noi intelligenza o creatività per esprimere quell’ innovazione che applicata alle cose, potrebbe cambiare la qualità della vita di tutti noi.

Ma detto questo è doverosa anche una riflessione, stiamo tentando di rendere smart gli oggetti che ci circondano, ma non dovremmo forse, puntare prima sulle persone?

Quanto è utile sostituire un semaforo con uno intelligente se nessuno lo rispetta? Quanto è importante installare sensori per la misurazione del consumo idrico ed energetico, se poi si lascia all’ incuria e al degrado il patrimonio pubblico? Quanto è utile progettare sistemi di riduzione del rumore, se poi Napoli è ancora la prima città di Italia che esplode botti illegali? Potrei continuare purtroppo a lungo, ma solo per concludere che non esiste cambiamento che non coinvolga anche le persone, la loro formazione, il background culturale, l’impegno attivo dei cittadini, insomma, ma questo resta solo il mio modestissimo parere, per avere una città smart, dobbiamo concentrarci prima su noi stessi ed imparare che non sono le cose che ci rendono più intelligenti, ma il nostro fare, il nostro atteggiamento, la nostra volontà di dimostrare che siamo noi gli artefici del cambiamento e non gli oggetti che costruiamo o compriamo, perchè tutto può cambiare in meglio solo se scegliamo prima di migliorare noi stessi.

Equivoco in prefettura, si giudichi un mandato e non un momento


In questo periodo, come tanti Italiani, mi sono dovuto confrontare spesso con l’inefficienza dello Stato in tutte le sue forme, dai ritardi della pubblica amministrazione, alla sua assenza nei luoghi difficili, all’ingiustizie che spesso si perpetuano in questo strano Paese; eppure molte volte mi sono sentito risollevare dallo scoramento quando ho avuto la fortuna di incontrare uomini veri, che rappresentavano la nostra Italia e, con dedizione ed attenzione per i più deboli, dimostravano di fare con onestà e coraggio il loro lavoro.

Attacco mediatico
Con personale dispiacere ho assistito in questi giorni ad un attacco dei media nei confronti di uno di questi uomini, che ho avuto la fortuna di incontrare qualche anno fa in occasione del suo arrivo a Napoli e che oggi spero non lasci la nostra città, per la quale tanto si è prodigato, con un senso di amarezza e rammarico per un unico episodio forse non compreso o troppo strumentalizzato.
Parlo di un esperienza non solo personale, ma allargata ai tanti giovani della Confapi Campania, che hanno conosciuto il prefetto De Martino, che con grande sensibilità non ci hai mai negato un incontro, un consiglio e il sostegno della sua istituzione per promuovere la legalità, trasferendoci un senso dello Stato attento ai suoi giovani, alle nuove imprese, come attori diretti e principali del recupero del territorio.

Azione efficace
L’attività del Prefetto aveva seminato tanto e bene nei nostri cuori, a volte un po’ sofferenti, ricordo ancora con piacere il suo infervorarsi contro stereotipi negativi che lasciano ancora oggi una brutta immagine delle nostre terre e il suo sforzo continuo, supportato dai dati e dal tanto lavoro nel combattere la triste modalità comunicativa che ci vede raccontare sempre il peggio di noi e quasi mai i buoni esempi, le belle storie, i risvolti positivi.
In più di un’occasione l’ho sentito impegnarsi e prodigarsi per aiutare tutti a costruire le buone occasioni perfettamente consapevole dell’alto compito rivestito dal suo ruolo di massimo rappresentante e presidio dello Stato. Per questa ragione scrivo queste righe di saluto sincero ed. accorato ad un servitore dello Stato che ha saputo dimostrare lealtà al suo compito ed ai suoi cittadini con un lavoro continuo, tra le mille emergenze e i tanti momenti difficili che sicuramente non sono mancati e pur lo ripeto non conoscendo l’episodio raccontato negli ultimi giorni dai media, penso che un giudizio su un rappresentante dello stato debba sempre essere espresso non su una circostanza, ma sul suo percorso e sul lavoro fatto su un territorio, anche per non mortificarne l’istituzione.
Oggi abbiamo bisogno più che mai di ritrovare la piena e completa fiducia nell’Italia e nei suoi uomini, il mio, anzi mi permetto di dire, il giudizio dei tanti giovani che con me hanno incontrato e seguito il lavoro del prefetto di Napoli è assolutamente positivo, per questa ragione, caro prefetto, la salutiamo: noi, un po’ anche grazie a lei, continueremo a credere in questa terra cercando di diventare la migliore occasione di riscatto.

Favorire le pari opportunità : Spesso bastano piccole azioni


Le Pari opportunità sono un argomento sicuramente molto di moda in questo periodo di assoluta difficoltà. Ma cosa significa sul serio questo termine? Cosa vuole dire in concreto impegnarsi su questi temi? Perché incide in un paese come l’Italia ?

Definizione sintetica
Volendo dare una definizione breve, ma che colga appieno il senso del discorso, possiamo dire che stiamo parlando dell’applicazione del merito, a prescindere dal sesso, dalla condizione sociale e dalla condizione fisica, un tema, quindi, in Italia e soprattutto in Campania straordinariamente attuale.
Come vedete la definizione è molto ampia e si basa sul presupposto che si debba in uno stato civile e democratico come quello italiano, settima potenza economica e grande nazione occidentale, creare basi di partenza che consentano a tutti, a seconda del proprio impegno, di traguardare gli obbiettivi che si sono posti: insomma niente di più banale, niente di più difficile.
Tra le tante dimostrazioni di quanto questo atteggiamento sia molto spesso solo dichiarato e molto poco applicato ci sono i dati, che sono stati pubblicati proprio in questi giorni, che attestano come la Campania registri un 20,4% di lavoratrici, (in Europa le donne a lavoro sono circa il 74%), dato uguale a quello del Pakistan e di poco superiore a Libano, Yemen e Mauritania.

Aree svantaggiate
Le province in cui le donne sono messe peggio in quanto a impiego sono: Napoli (72% inattive) e Caserta (70,7%) a livello nazionale. E quindi, come al solito, nei tristi primati ci ritroviamo sempre all’apice.
Questa pessima fotografia, per altro, peggiora sicuramente se si pensa a tutte le altre categorie, come quelle con disabilità, i giovani e così via.
Tutto frutto di una politica che soprattutto nei ruoli pubblici e nella pubblica amministrazione non è in grado di garantire servizi minimi, come asili per le neo mamme, concorsi per i giovani, applicazione del merito contro le raccomandazioni, trasparenza e correttezza, insomma in tutte le sue forme.
Ma nonostante tutto questo, e forse proprio a causa di questi problemi, l’Italia è al primo posto in Europa per quanto riguarda il maggior numero di imprenditrici e autonome: 1.565.400, pari al 16,4% delle donne occupate, rispetto alla media europea del 10,3.
Ed è tra i primi posti per natalità di giovani imprese, gestite da giovani insomma! La Campania in questo caso gioca con Napoli una bella partita, piazzandosi al secondo posto dopo Milano.

Riflessioni di metodo
Ora magari varrebbe la pena concentrarsi un po’ su questi punti, considerarli una forza e stimolare in questa direzione politiche ed azioni che creino quelle pari opportunità di merito a favore di chi sta ancora scommettendo.
Basterebbero piccole azioni, magari promuovere non vuoti convegni di sensibilizzazione, ma l’apertura di qualche asilo, la creazioni di stimoli alle imprese gestite da giovani, la trasparenza nei concorsi e forse si potrebbe raccogliere l’anno prossimo qualche dato in controtendenza, che ci veda competere con qualche democrazia occidentale e non con il Pakistan (con il dovuto rispetto).

Quanto è difficile fare impresa a Napoli


In questo periodo con grande gioia e con un pizzico di giusto timore ho deciso di fare una grande scommessa e lanciarmi a capofitto nella realizzazione di due nuove avventure imprenditoriali, entrambe con un alto tasso di innovazione ed entrambe spero foriere di grande soddisfazioni.

Una si occuperà in maniera industriale della rigenerazione delle materie plastiche usate e l’altra invece punta a ribaltare alcuni dei concetti alla base della domanda e dell’offerta nel mercato dei beni e dei servizi, utilizzando come leva quello straordinario strumento che è internet, strumento in Italia ancora un po’ sottoutilizzato ed interpretato.

Al mio entusiasmo iniziale si aggiunto chiaramente quello dei miei soci: in un’avventura, ragazzi come me, e nell’altra dei “giovani” più avanti con gli anni, ma con un grande spirito innovatore.

Fatte queste premesse, però, devo aggiungere con tanta rabbia che i primi problemi non sono certo mancati e come al solito sono arrivati dalla burocrazia…

Faccio un esempio, la Camera di Commercio di Napoli ha impiegato circa 40 giorni ad iscrivere la società al registro delle imprese, mancata iscrizione che in quei giorni mi ha impedito di fare qualsiasi cosa, compresa la semplice apertura di un conto corrente o la chiusura di un qualsiasi contratto, successivamente poi l’amministrazione pubblica ha giustamente preteso l’invio di tutta la documentazione, alla quale avrebbe dovuto rispondere nel corso di 60 giorni, chiaramente io ho ottemperato ai miei obblighi nei tempi previsti, altrettanto chiaramente la p.a. non ha rispettato i suoi.

Dopo queste iniziali disavventure, i miei soci mi hanno criticato per aver scelto Napoli come sede legale e produttiva delle attività e delle aziende e mi hanno proposto di chiudere questa esperienza e riprovare partendo dal Nord, dove i problemi non mancheranno ma almeno la macchina burocratica è più attiva, più rapida.

Mi ha fatto male avere ancora una volta testimonianza di un’altra inefficienza, ma sto tenendo duro, perché non ci sto a scappare, non ci sto a pensare che la mia casa, il luogo che mi ha visto crescere come uomo ed imprenditore, sia senza opportunità, anzi credo fortemente che noi dovremmo essere la prima vera occasione per queste meravigliose terre. Certo non è facile e spesso capita di abbattersi, soprattutto quando ci si trova di fronte a questi banali problemi, che potrebbero spesso essere risolti con un pizzico di buon senso e con quella tanto decantata innovazione: innovazione digitale, per esempio, che già in tante parti di Italia è arrivata! Si preferisce, invece, cadere nei soliti teatrini della cattiva gestione della cosa pubblica, dei piccoli o grandi clientelismi che fermano l’iniziativa di tanti, scoraggiandoli ancor di più in questo terribile momento di crisi dove le prima affermazioni che mi sono state rivolte da tanti sono state: “Lascia stare, non investire!”, con  il volto  e la voce di chi ha perso la speranza e la fede in questo territorio. Io con forse troppa testardaggine voglio puntarci ancora e provare sempre a dire la mia, per creare futuro per me e le mie aziende e per questa area geografica, che continua anche contro tutto e tutti ad essere il luogo dove si può creare il domani.

UNEBA Napoli – II Corso di Educazione Ambientale Visita alla Piattaforma Ecologica AMBIENTE srl.


La Meglio Gioventù italiana è viva e vegeta


La meglio gioventù in Italia esiste ancora, non è scomparsa o, come colpevolmente si vuole far credere, persa in questa mia generazione, accusata di essere troppo spesso bambocciona ed incapace, povera di valori o di dedizione, priva di sogni e di speranze.

La migliore gioventù italiana è viva e vegeta, si muove, lotta, ha fede e non si tira mai indietro, si mette anzi in gioco con tutta se stessa, rischiando ogni volta il proprio futuro e lo dico da giovane con grande orgoglio e spesso con qualche lacrima. Io li vedo i miei coetanei, quelli con le facce e le mani pulite, gli occhi allegri e il cuore pieno di grandi speranze, scavare nel fango in Liguria, pulire le strade di una Napoli piena di immondizia, lottare nelle terre di Gomorra, non perdersi di coraggio di fronte al millesimo colloquio, all’ ennesimo concorso fatto male, continuare ad andare avanti nonostante quel raccomandato li sorpassi, nonostante l’incertezza di un futuro senza welfare, nonostante una gerontocrazia irresponsabile nei confronti dei suoi ragazzi, che rischiano di ereditare un Italia in macerie. Nonostante tutto  la meglio gioventù è tutta là, dove c’è bisogno: giovani di tutta Italia che arrivano ovunque sia necessario, dall’ Abruzzo dei terremoti, all’inondazioni del Nord e del Sud, ai disastri ecologici, a quelli pubblici, per non fare mai mancare la speranza che un’Italia diversa è ancora possibile, perché tante e forti sono le mani che vorrebbero costruirla.

Questo nostro Paese ha avuto sempre una grande forza: giovani che in ogni tempo, al momento necessario, si sono presentanti a lavorare, per cambiare e migliorare gli aspetti di una società che non cresceva più nei valori morali, economici e sociali.

Vorrei gridare ai nostri padri che anche loro sono stati una bella generazione che ha sognato e lavorato per il bene di questa terra, poi sono cambiati, gli anni gli hanno rubato lo spirito: ci guardassero una buona volta! Ritrovassero dentro di loro quella forza e sorridessero perché in Italia la bella gioventù è ancora viva e si è incarnata nei loro figli, facessero la cosa giusta adesso, non gli negassero il futuro!

Angelo Bruscino

Il vero Miracolo di San Gennaro


 

A Napoli, con cadenza annuale, si consuma un rito molto speciale, complice San Gennaro. Non parlo del miracolo in senso stretto, dello scioglimento del sangue del Santo patrono, ma di quanto avviene negli abitanti della città, che in occasione del 19 settembre tornano improvvisamente a sentire forte l’appartenenza a quel luogo speciale che è la loro terra ed i suoi riti.

Si riuniscono, riscoprono l’orgoglio e il legame, vivono con sollecitudine ed ansia la manifestazione del miracolo, quasi come un test personale, che in qualche maniera giudica non semplicemente lo stato del capoluogo, ma quello dei suoi cittadini, dalle più alte cariche istituzionali, a quelle politiche ed imprenditoriali, che con commozione corale non mancano di partecipare, cuore e fede in mano, a questo magnifico rito che continua ad emozionare tutti i Napoletani, e presunti tali, sparsi per il mondo.

Ma c’e’ un problema: di solito il Miracolo di San Gennaro ha purtroppo breve durata e il suo effetto segue la stessa tempistica, letteralmente il tempo di una passerella, per dimenticare poi in fretta che tutti dovremmo essere “più buoni, più bravi e più belli dentro” in modo costante, che il tentativo di migliorare noi stessi e la nostra città non può essere sbandierato solo per l’occasione, ma che l’esempio ed il significato dell’evento miracoloso è proprio quello di cambiare in maniera perenne costumi e modi di vivere, magari all’insegna dell’etica e della morale cristiana o comunque di quella civile. Vivere con il paradigma del rispetto, del senso civico e del bene comune, questo è il vero messaggio che va al di là della celebrazione pur splendida nel Duomo cittadino, ma che tutti dimenticano in favore dell’evento mediatico.

Napoli è la città dei grandi e piccoli miracoli, dell’impossibile che diventa ripetizione a volte positiva, troppo spesso negativa. E’ un luogo pieno di una strana poesia, alchimia che fonde miti, leggende e realtà e che spesso dimentica quei piccoli, poco eclatanti, ma continui gesti di amore che le persone, giovani, anziani, uomini e donne, realizzano ogni giorno, a volte con un moto di comprensibile ribellione alle tante brutture che ci circondano, a volte nel silenzio e nel sacrificio di chi cerca di cambiare le cose, anche quando tutto rema contro.

Napoli, la nostra città, ha bisogno di questi continui esempi positivi. Il richiamo del Miracolo è forte, come forte dovrebbe essere l’emulazione a quei momenti di vita esemplare che il capoluogo ha conosciuto e conosce. Molti, tanti cittadini, hanno messo in campo ottime iniziative in questo senso negli ultimi tempi, dall’adozione di aree verdi, a continui sforzi per ripulire la città e i suoi monumenti, passando per le battaglie contro l’illegalità. Tante tantissime iniziative che stanno riscoprendo il cuore vero della città nel silenzio dell’agire, nella convinzione che per fare la cosa giusta bastino spesso inizialmente solo due mani ed una testa.

Insomma, sembra quasi che quest’anno il solito oblio del giorno successivo al miracolo non sia avvenuto, sembra quasi che San Gennaro abbia fatto un miracolo più grande del solito: aver risvegliato molti all’impegno civile a favore della loro città, a favore di quell’immagine vera e positiva dei napoletani; sembra quasi che il nostro Santo sia riuscito a sciogliere anche il sangue dei Napoletani, a renderlo vivo e caldo a favore degli altri, a favore della città stessa.

Angelo Bruscino

Napoli ha perso il buon vento…



Vorrei chiedere a quanti leggono: avete mai lanciato lo sguardo sul golfo partenopeo? Avete mai osato immergervi con la mente nelle profondità delle acque al largo di Castel dell’Ovo, lungo i tratti di Coroglio, fino a Bagnoli, proseguendo con la mente fino alle calette di Nisida o di Bacoli? Avete mai immaginato il rumore delle onde, che nelle notti sembra diventare il canto della mitica sirena che ha dato il nome alla città? Avete mai sognato di vedere veleggiare catamarani sospinti a 30 nodi verso una meta, con equipaggi internazionali, con spettatori che arrivano da tutto il mondo, insieme a telecamere, giornalisti, sportivi e semplici cittadini napoletani e non, pronti ad avere il fiato sospeso o a soffiare forte gli incitamenti sportivi per gonfiare di più le vele dei propri favoriti?

Insomma l’avete immaginato? L’avete sognato?  Quante volte avete veramente creduto che  Napoli ce l’avrebbe fatta, che sarebbe diventata finalmente piattaforma di eventi internazionali, che sarebbe tornata alla sua vocazione vera, di porto, di uomini, di culture, di straordinarie occasioni, che finalmente si fosse riscattata da quella immagine di città perduta?

Beh peccato, sembra che sogneremo ancora, che dovremo vivere ancora di speranze antiche e deluse, il cattivo vento per Napoli non smette mai di soffiare. Non scrivo di colpe o di responsabilità, chiaramente ce ne sono, mi permetto, però, di commentare le grida premature di trionfo, insomma “mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco”.

Anche se, ad onor del vero, c’è da notare qualche timido esempio di collaborazione istituzionale che questa volta c’è stato. Alla fine non abbiamo saputo essere abbastanza convincenti, non siamo riusciti a ridare credibilità al nostro territorio, troppe incertezze, insicurezze, troppe paure e poca fermezza hanno vinto anche sul buon vento del golfo, che continua a soffiare lontano, forse sta scappando anche lui, chissà, fatto sta che io e molti altri continuiamo a sognare ad occhi aperti questo bellissimo mare solcato da tante occasioni che forse un giorno, un vento più favorevole, riporterà in città, insieme al coraggio e alla responsabilità necessaria a vincere la regata più importante, quella con le vele spiegate verso il futuro.

Angelo Bruscino

A Napoli, (forse) hanno vinto anche i Giovani


Napoli è da sempre luogo dove si consumano eventi singolari, in tutte le loro accezioni, infatti il legame vero tra la città e i suoi cittadini è molto viscerale, tanto da aver costruito negli anni passati un’alternanza di amministrazioni che hanno sempre avuto come principale caratteristica quella di essere fortemente identificate dal Popolo, nella figura del Sindaco, visto di volta in volta come salvatore, tiranno o masaniello.

Il risultato del voto nelle ultime amministrative napoletane ha dimostrato fortissimi elementi di novità rispetto al più recente passato, come ad esempio una straordinaria partecipazione di giovani, un incredibile movimento di opinione nato sulla figura di Luigi De Magistris, che ha sconvolto gli equilibri partitici, ridisegnando completamente le mappe del voto, superando destra, sinistra, centro, convogliando le preferenze sul neo eletto sindaco, che ha saputo rappresentare meglio degli altri quella disperata voglia di giustizia e quella rabbia nei confronti dei partiti che ha caratterizzato, giustamente, l’animo di tanti.

Dunque, il risultato elettorale è sicuramente (ed è anche) una risposta, una punizione per chi ha governato male la città, ma anche per chi governa oggi Provincia e Regione e che evidentemente è stato poco convincente e poco capace di affrontare (e soprattutto risolvere) i problemi della città.

Come tutte le campagne elettorali, però, ora insieme ai consensi si deve raccogliere responsabilità e impegno da chi ha il mandato di governo e da chi ha quello di controllo, l’opposizione.

Napoli si è sicuramente data una scossa, quasi uno shock, lanciando un segnale straordinario e forse una piccola rivoluzione locale che potrebbe avere conseguenze importanti anche a livello nazionale.

Luigi De Magistris oggi è il nostro primo cittadino, per volontà della maggioranza degli elettori e, come responsabilmente ha fatto anche lo sfidante Gianni Lettieri, ora è il momento di investire fiducia ed energie per consentire alla città di ritrovare grinta e soprattutto futuro. Molte promesse ed impegni sono stati presi, oggi si cominci a lavorare subito per mantenerli, per riformare la macchina comunale, per far partire la differenziata, per dare un futuro alle aree di Napoli che sono da 20 anni ferme.

In attesa di decisioni ed atti amministrativi per recuperare etica, morale, orgoglio, civiltà, andate perse nei roghi della spazzatura o negli scippi a cittadini e turisti, ci si rimbocchi subito le maniche per far ripartire il lavoro, ridando fiducia ad imprese, artigiani e professionisti, rilanciando il turismo e una politica industriale vera per la città; si lavori per dimostrare di essere stati una buona scelta e che tanta speranza non sia stata dispersa o dissolta nei vicoli bui della vecchia politica.

Luigi De Magistris si è candidato per rappresentare il nuovo, assumendosi una grandissima responsabilità, vincendo, quella di poter essere il primo esempio nel Paese della politica che vince raccogliendo indiscriminatamente da tutti i ceti sociali e da tutte le aree della comunità: una grandissima voglia di cambiamento, quindi, guai se a questo punto fallisse.

Infine, mi rivolgo a lei direttamente, Sindaco: lei sa bene quanto siano stati determinanti i giovani in questa sua campagna elettorale, hanno rappresentato il nucleo dal quale è partito tutto, hanno formato quella catena di opinioni ed emozioni che le hanno poi consentito di vincere, il suo primo impegno, quindi, è nei loro confronti e per il loro futuro, non lo dimentichi e così che lei con la sua vittoria avrà conquistato il domani.

                                                                                              Angelo Bruscino

La Napoli sognata solo con gli occhi chiusi


Per immaginare il futuro di solito bisogna tenere lo sguardo puntato sul presente. Napoli, però, così come per tanti altri fattori, fa eccezione: per immaginare il domani di questa città bisogna stringere forte le palpebre e forse anche i denti e i pugni e lanciarsi con la mente oltre l’immediato, per immaginare strade senza buche, senza cumuli di immondizia, senza sosta selvaggia, per immaginare un territorio governato dallo stato e non dall’anarchia e dall’improvvisazione, dove si rispettino le regole, dove la prima certezza è quella di avere dei diritti e dei doveri (entrambi da rispettare): una città abitata da “Europei” e non da cittadini di serie C, tacciati di essere colpa e fonte di ogni male.

Un luogo, dunque, dove emergono anche le straordinarie positività che si consumano nelle stesse strade dove si vuole e si sa solo raccontare il malcostume; un luogo dove le iniziative meritorie di uomini eccezionali noti e sconosciuti diventano esempio positivo da portare avanti; una città dove il racconto giornaliero del vissuto inizi a parlare di speranza e fiducia nel domani; dove i giovani, per primi e con le proprie mani, si sentano coinvolti nella costruzione del loro domani, iniziando a ripopolare un territorio che vede sempre più transfughi, perché rappresenta da troppo tempo una realtà che non piace più a nessuno.

Immaginare la Napoli del domani mi rendo conto che è molto difficile, dopo le tante promesse disattese, gli impegni mancati, le energie sprecate… eppure questo è il momento per fare un ultimo e doveroso sforzo, per non arrendersi, per ritrovare coraggio, per alzare lo sguardo e allontanarlo dai cumoli di “monezza” che giacciono per strade, per ripensare ad una città che già oggi è stata, nonostante tutto, individuata dalle forze militari della Nato come lo snodo per tutto il bacino del Mediterraneo. Una città che deve e può diventare la prima in Europa per i rapporti con l’Africa ed il Medio Oriente, sede della nuova e avanzata politica e cultura che sta cambiando e cambierà in maniera radicale il mondo: Napoli potrebbe diventare l’HUB socio-politico-culturale che riapre una stagione di progresso e democrazia solo sognata e profetizzata da economisti e politologi.

Quante speranze, quanti sogni si fanno con gli occhi chiusi, ma per realizzare il futuro bisogna che tutti li aprano, che tutti si imprimano forte nella mente e nel cuore questa brutta immagine di Napoli, di una città perduta, sporca, senza forza e all’apparenza povera di talento, perché per non vederlo più questo “Bellissimo cadavere barocco”, come lo definiva Josep Piera, non dobbiamo mai dimenticare che ad ammazzare Napoli siamo stati noi.

Per cambiare il destino che molti vedono già scritto, dimenticando che noi ne siamo gli artefici, bisogna iniziare a pensare e a lavorare, nel nostro piccolo, come piccole gocce di uno stesso mare; per migliorarci, per essere noi stessi simbolo e portatori di quei valori che non professiamo semplicemente, ma mettiamo in pratica con azioni quotidiane, diventiamo noi stessi onda di cambiamento, testimonianza della città che verrà. E soprattutto oggi più che mai, alla vigilia di quella grande opportunità e scommessa che è il voto, guardiamo in faccia le persone alle quali vogliamo affidare il nostro futuro e pensiamo con la nostra testa, perché è nel gesto più semplice, che è quello di dare fiducia a qualcuno, che si nascondono i semi di quel futuro che fino ad oggi solo ad occhi chiusi abbiamo potuto immaginare.

Angelo Bruscino