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In Parlamento meglio non fare, potrebbe rinascere la speranza


ipad-in-parlamento-calcioQuando si deve  ripartire, quando ci si deve rialzare, bisogna trovare un punto, un luogo, un sentimento, sul quale fare leva ed elaborare la proposta, l’idea, dalla quale costruire con coraggio la speranza di cambaire le cose.

In questo anno terribile, secondo i dati del Centro Europa Ricerche, le banche hanno erogato circa 200 miliardi di euro in meno, come effetto diretto del Credit Crunch, che come effetto non secondario ha letteralmente ucciso per asfissia finanziaria circa 25 mila aziende da inizio anno, generando la perdita di 625 mila posti di lavoro. Sempre in questo anno, secondo i dati Istat, al 12% delle imprese viene negato qualsiasi prestito o finanziamento da parte del circuito bancario e al 33% delle aziende è stato aumentato il costo del denaro. E ancora al Sud, stavolta la fonte è Svimez, si è persa tanta di quella ricchezza da essere ritornati al 1995. Insomma, su questo 2012 sarebbe facile anzi, è stato fin troppo semplice, costruire solo critiche, perdersi nell’autocommiserazione e nella demagogia, ma le proposte, le idee, il coraggio di cambiare le cose è sempre mancato almeno nei fatti.

Orma, tutti, cittadini, politici, imprenditori, professionisti, conoscono a menadito i tanti problemi che affliggono e hanno afflitto questo Paese, ma se ci guardiamo attorno, cosa vediamo?

Quando è stato istituito il governo tecnico, davanti alla nazione, il nostro Parlamento aveva preso degli impegni, ricordo solo alcuni, taglio dei parlamentari e senatori a partire dalla prossima legislatura, taglio dei costi della politica, nuova legge elettorale, abolizione del vitalizio e potrei continuare a  lungo.

 Gli impegni erano solenni, dichiarazioni forti di uno e dell’altro partito, di vecchi e nuovi leader, il risultato?

Chiaramente Nessuno. Il Parlamento è ormai immobile anzi, ultima proposta beffa, quella di istituire dalla prossima legislatura un team di 90 tecnici per elaborare una proposta per tagliare uomini e costi dalla nostra politica, con riconoscimento agli stessi degli stipendi d’oro dei parlamentari e, mentre sicuramente non sono solo questi i temi da cui rilanciare il paese, è assolutamente chiaro a tutti quanto sia incredibile una classe politica, ipocrita e bugiarda, che ci prende sempre per i fondelli.

Lo dico con quella rabbia che ormai come un virus si diffonde ovunque, davanti alla morte di tante aziende, alla fame anche di civiltà che dilaga, il palazzo è sempre più lontano, questo Paese e noi tutti avremmo avuto bisogno in quest’anno di governo di un parlamento propositivo, che riscendesse dalle sedie ed entrasse nelle fabbriche, nelle case, nei bar, ed ascoltasse noi cittadini che senza prebende, senza vantaggi di posizione stiamo cercando di sopravvivere a  questa guerra che non fa prigionieri.

Avremmo avuto bisogno di proposte di legge, per semplificare la burocrazia di Stato, mentre questo governo tecnico ha creato e stabilito norme nuove che messe una di fianco all’altra coprono 80 campi di calci, avremmo  avuto bisogno di pagare meno il denaro, mentre le banche lo hanno ricevuto a tassi quasi pari allo zero della BCE e a noi o non sono stati trasferiti o i costi sono diventati impossibili, avremmo avuto bisogno di sgravi per chi investe, avremmo avuto bisogno di tempi certi per la giustizia, avremmo avuto tanto bisogno di ritrovare nelle azioni dei nostri rappresentati, onestà, moralità e coraggio per ritrovare anche dentro di noi la voglia di credere che dopotutto l’Italia si poteva cambiare, invece tutto negli ultimi mesi è un triste spettacolo che serve a  raccontare solo delle primarie di partito di una o dell’altra parte, di chi ci si ricandida e chi non, di chi prima o poi farà con belle parole e qualche programma qualcosa per cambiare tutto, ma domani, perché adesso è meglio che non cambi niente, la speranza dopotutto è un sentimento difficile da gestire, meglio non coltivarla, potrebbe generare partecipazione nei cittadini, coscienza critica e allora si che diventerebbe difficile pensare di governare, perché in un Pese migliore, nessuno vorrebbe più mediocri, ma uomini e donne capaci, puliti e questo la nostra politica proprio non può permetterselo.

Giovani, Belli e Disoccupati …


Giovani, Belli e Disoccupati, potrebbe essere il titolo dell’ ultima indagine dell’Istat, che per l’ennesima volta, evidenzia nel nostro paese un tasso di disoccupazione giovanile pari al 27% per le fasce di età comprese tra i 15 e i 24 anni, praticamente 1 su 4, a una distanza di 7,6 punti percentuali dalla media europea, una situazione drammatica quella che attanaglia la mia generazione, che nel migliore dei casi, si trova affannata tra dubbi rinnovi di contratti a progetto e a tempo determinato, senza un’ adeguata formazione che renda i nostri ragazzi flessibili, privati della possibilità, per motivi economici, di pensare a una casa o a una famiglia e vista l’attuale situazione di crisi del sistema economico che continua a penalizzarli, privati anche della fiducia nel domani.

Eppure con una piccola punta di orgoglio Napoli e Regione, hanno dimostrato di essere almeno nella proposizione ideale dei suoi giovani, in controtendenza, infatti mai come in questi ultimi mesi, la propensione a fare impresa dei giovani e soprattutto delle giovani, è stata tanto alta, complice sicuramente la mancanza di alternative, ma resta il fatto che  questo dato, cioè la forte volontà di non arrendersi e il mettersi in gioco, deve non solo essere interpretato, ma anche letto come ulteriore motivo per impegnare anche istituzioni e politica, a fornire gli strumenti e le garanzie necessarie a questi giovani per resistere e avanzare  nei propri progetti ed evitare che cadano nel terribile baratro dei “Neet” (Non in education, employment or training).

Infatti tra i tanti pessimi dati rilevati, quello veramente spaventoso e’ che in Italia gli “Inattivi”, ossia coloro che hanno rinunciato a qualsiasi proposizione lavorativa siano circa 15 milioni, di ogni dove ed ogni età, dato che spiega ancora una volta, non il calo di una fiducia ormai in picchiata nel paese, ma il crescente allarme sociale per una situazione che viene sottovalutata, ma che peserà in maniera gravissima sul futuro della nostra società, che fin da oggi si regge in grande parte sulla capacità del nostro sistema previdenziale (i nostri nonni) di generare ricchezza e non, come sarebbe naturale su quella dei nostri giovani, per i quali, ormai lo gridano tutti a gran voce, anche se inascoltati, bisogna immediatamente mettere in campo risorse ed energie, altrimenti tra un decennio o poco più saremo tutti condannati a vivere dei ricordi di una generazione nata già vecchia nelle speranze, che sopravvive sulle spalle di chi le ha rubato il domani.

link : http://www.caffenews.it/?p=10627

Generazione di Fenomeni o di Bamboccioni ?


Sono stati pubblicati i dati “terrificanti” del Rapporto annuale dell’Istat, secondo cui l’Italia, il Mezzogiorno in particolare, ha il più elevato numero di giovani che non lavorano e non studiano.

Giovani per i quali viene addirittura coniato un acronimo “Neet” (Non in education, employment or training) e in tutto sono 2 milioni, di cui oltre un milione al Sud.

Sulla spinta di questi dati, noi giovani ribadiamo l’estremo bisogno, in questo momento, di trovare “credito” (morale ed economico) in tutte le sedi possibili, da quelle politiche istituzionali a quelle del mondo finanziario imprenditoriale, per garantire il ripristino di quel patto generazionale che in passato ha fatto diventare grande l’Italia.

A riprendere quei dati ed analizzarli bene, anche sotto la luce della recente ricerca commissionata dal nostro gruppo al centro studi Sintesi sul “Rapporto tra piccole imprese e banche”, si mette in evidenza ancora una volta quanto, nonostante le continue grida di allarme e le emigrazioni all’ estero dei nostri migliori giovani, il sistema economico continui a non dare fiducia alle PMI e ai giovani che tentano di mettersi in gioco. Questi non vengono adeguatamente supportati dal mondo del credito: i dati del rapporto negli ultimi due anni mostrano che sono raddoppiate le richieste di garanzie sulle erogazioni, arrivando fino a quasi il 20% in più rispetto agli anni passati, con punte di crescita del 25% in regioni come la Campania. Si è creata, dunque, quella triste dicotomia tra il record di nascite di giovani imprese e, quindi, imprenditori e la loro mortalità: causa mancanza di ossigeno finanziario e applicazione a volte discrezionale di Basilea II.

Cito solo un dato, quello regionale, che spero aiuti a comprendere quanto sia squilibrato il comportamento delle banche, facilmente dimostrato dalle politiche di erogazione applicate in Campania, dove l’1% di questi “grossi” affidatari è causa diretta di quasi la metà di tutte le sofferenze bancarie delle imprese.

E’, quindi, necessario che questi momenti di confronto, queste opportunità di dibattito, vengano colte per sollecitare prese di coscienza che portino alla proposizione di soluzioni, per un fenomeno che divora ogni giorno il futuro di tutti, nuova e vecchia generazione, rimboccandoci per primi le maniche, quando è necessario. Dobbiamo noi in primis essere la spinta propulsiva verso il nostro domani, pretendendo il ripristino di un sistema paese che punti al futuro, creando perequazione verso il mondo dei giovani e delle PMI, che rappresentano il 90% del nostro sistema economico, non solo programmando il contingente, ma realizzando: attraverso leggi e riforme che spazino da un nuovo welfare alla costruzione di misuratori che puntino sul merito e sulla trasparenza dei comportamenti e delle scelte, nell’ambito economico e sociale.

Nel copione, è necessario pretendere un ruolo da registi ed attori per i nostri migliori e giovani talenti e non solo e sempre quello di sporadiche comparse. Perché la nostra generazione resta ancora l’unica e vera speranza di ripresa dell’Italia, che spesso preferisce farsi scappare il domani, quasi incentivando quella che può definirsi una vera e propria diaspora dei cervelli. La nostra nazione ha imparato ad additare i giovani con l’appellativo di “Bamboccioni”, persone che non solo non ci rappresentano, ma che spesso tanto giovani non lo sono più da parecchio e che rappresentano, quindi, una generazione definibile “quasi nuova” e spesso stanca.

Angelo Bruscino