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Investiamo sulle SmartCity, ma non sui cittadini


UnknownSi parla sempre più spesso di Smartcity e soprattutto a Napoli l’argomento è reso più interessante dai tanti problemi esistenti che potrebbero trovare soluzioni con l’applicazione di nuove tecnologie o a volte del semplice e banale buonsenso.

Far diventare le cose più intelligenti, per aiutarci a vivere meglio è una bella ed appassionante sfida e le possibilità sono infinite, dai semafori intelligenti che regolano da soli il flusso del traffico, alle smart card con Rfid per la tracciabilità di prodotti, cose e persone, ai pagamenti con tecnologia NFC tramite gli smartphone, all’accesso libero al Wi-Fi che è un bisogno chiave per tutte quelle città che puntano a essere leader e trend setter nel campo delle città intelligenti. 

Alcune amministrazioni  si sono già organizzate nel tentativo di diventare smart e sostenibili per l’ambiente con l’ introduzione di ordinanze cittadine che prevedono l’impiego di energia solare per alimentare il sistema idraulico di edifici di grande dimensione e l’installazione di sensori sulle fontane per monitorare e ridurre lo spreco di acqua potabile pubblica; sulle aree di parcheggio per segnalare in tempo reale gli spazi ancora da occupare, così da evitare di girovagare in automobile e da ridurre le emissioni con l’utilizzo di app per smartphone gratuite che si scaricano sul telefonino che aiuta a trovare i parcheggi disponibili e più economici e consente di pagare senza dover trafficare con parcometri vari ed eventuali.

Altre hanno realizzato progetti per la riduzione e la trasformazione del rumore prodotto dal traffico cittadino ed utilizzando software e mappature delle aeree urbane, sono riuscite con l’ausilio di suoni elettronici  a convertire il rumore, in un dolce suono di sottofondo che culla la città quasi fosse la sua ninnananna.

Altri progetti prevedono la distribuzione di una smartcard consegnata a tutti i cittadini per usufruire dei servizi erogati attraverso un network: dalle farmacie, al noleggiare biciclette, usufruire dei servizi di mensa scolastica, accedere alle piscine comunali, prenotare i buoni sconto comunali per i centri estivi, per supportare il sistema di votazione scolastico oppure per caricare il valore dei vuoti (buoni e lattine) fino ad arrivare alla creazione di un vero e proprio Crm (Citizen Relationship Management).

L’Italia non disegna affatto il concetto di smart city e affida alle istituzioni un’attività di selezione e poi scelta di progetti innovativi, aperto ad imprese, centri di ricerca, consorzi e società consortili, organismi di ricerca con sedi operative su tutto il territorio nazionale. Sulla scorta di tutte queste idee, progetti, realtà esistenti o in fase di realizzazione, anche la nostra Napoli sta tentato di fare la sua parte e certo non mancano a noi intelligenza o creatività per esprimere quell’ innovazione che applicata alle cose, potrebbe cambiare la qualità della vita di tutti noi.

Ma detto questo è doverosa anche una riflessione, stiamo tentando di rendere smart gli oggetti che ci circondano, ma non dovremmo forse, puntare prima sulle persone?

Quanto è utile sostituire un semaforo con uno intelligente se nessuno lo rispetta? Quanto è importante installare sensori per la misurazione del consumo idrico ed energetico, se poi si lascia all’ incuria e al degrado il patrimonio pubblico? Quanto è utile progettare sistemi di riduzione del rumore, se poi Napoli è ancora la prima città di Italia che esplode botti illegali? Potrei continuare purtroppo a lungo, ma solo per concludere che non esiste cambiamento che non coinvolga anche le persone, la loro formazione, il background culturale, l’impegno attivo dei cittadini, insomma, ma questo resta solo il mio modestissimo parere, per avere una città smart, dobbiamo concentrarci prima su noi stessi ed imparare che non sono le cose che ci rendono più intelligenti, ma il nostro fare, il nostro atteggiamento, la nostra volontà di dimostrare che siamo noi gli artefici del cambiamento e non gli oggetti che costruiamo o compriamo, perchè tutto può cambiare in meglio solo se scegliamo prima di migliorare noi stessi.

Videointervista: Aladdyn, il portale dei desideri


http://www.datamanager.it/news/videointervista-aladdyn-il-portale-dei-desideri-43060.html

Videointervista: Aladdyn, il portale dei desideri

Aladdyn è il nuovo strumento multicanale che consente a ogni consumatore di esprimere un desiderio e aggregare attorno a questo un vero e proprio gruppo di acquisto, allo scopo di ottenere le migliori condizioni possibili. Ne abbiamo parlato con uno dei fondatori, il giovane manager Angelo Bruscino

Fino a pochi anni fa l’operazione di mettere sul mercato un nuovo prodotto poteva disporre del tempo sufficiente per sondare i bisogni dei consumatori attraverso sofisticati strumenti d’indagine e statistica. Lo scopo era quello di minimizzare il rischio che il nuovo prodotto non incontrasse il favore del mercato, trasformandosi in una grossa perdita economica.

Oggi ci troviamo in un mondo sempre più piccolo, veloce, globalizzato e multicanale.

I grandi successi difficilmente possono basarsi sui gusti e sui bisogni di un solo popolo e la velocità di innovazione richiesta dal mercato è tale da non lasciare tempo all’indagine.

Aladdyn è il nuovo strumento multicanale che consente a ogni consumatore di esprimere un desiderio e aggregare attorno a questo un vero e proprio gruppo di acquisto, allo scopo di ottenere le migliori condizioni possibili.

Il funzionamento è molto semplice. Se state pianificando di acquistare un oggetto, potrete andare su www.aladdyn.com e utilizzare gli strumenti di ricerca del portale per vedere se qualcuno ha lo stesso desiderio. Se trovate il gruppo di acquisto che fa per voi, sarà sufficiente registrarvi e aderire alla richiesta esistente. Non vi resterà poi che attendere le offerte provenienti dai vendor interessati a soddisfare il vostro desiderio.

Se non trovate una richiesta già presente che soddisfi il vostro bisogno, potrete creare voi stessi il vostro gruppo di acquisto, che sarà immediatamente a disposizione degli utenti Aladdyn e poi condividere la richiesta attraverso la rete e i social network.

Una sezione particolare del portale è dedicata, ovviamente, agli esercenti e alle aziende, che disporranno di strumenti di ricerca avanzati per trovare le richieste di proprio interesse e fare le proprie offerte in risposta alle richieste dei gruppi di acquisto.

Quanto è difficile fare impresa a Napoli


In questo periodo con grande gioia e con un pizzico di giusto timore ho deciso di fare una grande scommessa e lanciarmi a capofitto nella realizzazione di due nuove avventure imprenditoriali, entrambe con un alto tasso di innovazione ed entrambe spero foriere di grande soddisfazioni.

Una si occuperà in maniera industriale della rigenerazione delle materie plastiche usate e l’altra invece punta a ribaltare alcuni dei concetti alla base della domanda e dell’offerta nel mercato dei beni e dei servizi, utilizzando come leva quello straordinario strumento che è internet, strumento in Italia ancora un po’ sottoutilizzato ed interpretato.

Al mio entusiasmo iniziale si aggiunto chiaramente quello dei miei soci: in un’avventura, ragazzi come me, e nell’altra dei “giovani” più avanti con gli anni, ma con un grande spirito innovatore.

Fatte queste premesse, però, devo aggiungere con tanta rabbia che i primi problemi non sono certo mancati e come al solito sono arrivati dalla burocrazia…

Faccio un esempio, la Camera di Commercio di Napoli ha impiegato circa 40 giorni ad iscrivere la società al registro delle imprese, mancata iscrizione che in quei giorni mi ha impedito di fare qualsiasi cosa, compresa la semplice apertura di un conto corrente o la chiusura di un qualsiasi contratto, successivamente poi l’amministrazione pubblica ha giustamente preteso l’invio di tutta la documentazione, alla quale avrebbe dovuto rispondere nel corso di 60 giorni, chiaramente io ho ottemperato ai miei obblighi nei tempi previsti, altrettanto chiaramente la p.a. non ha rispettato i suoi.

Dopo queste iniziali disavventure, i miei soci mi hanno criticato per aver scelto Napoli come sede legale e produttiva delle attività e delle aziende e mi hanno proposto di chiudere questa esperienza e riprovare partendo dal Nord, dove i problemi non mancheranno ma almeno la macchina burocratica è più attiva, più rapida.

Mi ha fatto male avere ancora una volta testimonianza di un’altra inefficienza, ma sto tenendo duro, perché non ci sto a scappare, non ci sto a pensare che la mia casa, il luogo che mi ha visto crescere come uomo ed imprenditore, sia senza opportunità, anzi credo fortemente che noi dovremmo essere la prima vera occasione per queste meravigliose terre. Certo non è facile e spesso capita di abbattersi, soprattutto quando ci si trova di fronte a questi banali problemi, che potrebbero spesso essere risolti con un pizzico di buon senso e con quella tanto decantata innovazione: innovazione digitale, per esempio, che già in tante parti di Italia è arrivata! Si preferisce, invece, cadere nei soliti teatrini della cattiva gestione della cosa pubblica, dei piccoli o grandi clientelismi che fermano l’iniziativa di tanti, scoraggiandoli ancor di più in questo terribile momento di crisi dove le prima affermazioni che mi sono state rivolte da tanti sono state: “Lascia stare, non investire!”, con  il volto  e la voce di chi ha perso la speranza e la fede in questo territorio. Io con forse troppa testardaggine voglio puntarci ancora e provare sempre a dire la mia, per creare futuro per me e le mie aziende e per questa area geografica, che continua anche contro tutto e tutti ad essere il luogo dove si può creare il domani.

Booktrailer – Lo Sviluppo Ecosostenibile


La liberalizzazione del mercato energetico e il progetto “Diritti a viva voce”


Scarsi risparmi, ma anche bollette incomprensibili e poca chiarezza nei servizi: sono questi i freni che impediscono ai cittadini di godere dei vantaggi della liberalizzazione del mercato elettrico e del gas. Ora  4 sportelli in tutta Italia e un numero verde forniscono un servizio per orientarsi.

Avviata dal 1 gennaio 2003 con il gas metano la liberalizzazione del mercato energetico è stata completata in Italia con la tappa del primo luglio 2007. I dati indicano che il passaggio dal servizio di maggior tutela al mercato libero da parte dei clienti domestici di energia elettrica sta originando flussi in linea con le migliori esperienze di altri Paesi europei: in tre anni il numero dei clienti che ha effettuato il passaggio è pari a circa il 15% del totale. Diversi sono invece i risultati per il gas metano per il quale si registra un 7-8% di passaggi di contratto in 8 anni: un risultato nel complesso deludente, anche per i limitati risparmio tariffari per le famiglie e la minore concorrenza a valle delle società di vendita.

Con il passare del tempo le proposte sul mercato libero elettrico si sono fatte più convenienti e hanno movimentato il mercato; mercato  che ha subito un’ulteriore innovazione grazie agli incentivi per la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici che hanno generato nel nostro Paese un rinnovato interesse per le energie rinnovabili nonché un fortissimo incremento dei produttori di pannelli fotovoltaici.

Tornando invece alla liberalizzazione, malgrado gli aspetti positivi del passaggio al mercato libero vi sono però alcune criticità che questa liberalizzazione ha portato con sé. Si sono segnalati per esempio casi di comportamenti commerciali scorretti, situazioni di doppie fatturazioni o semplicemente difficoltà nel passaggio da un venditore all’altro. Ma  i problemi riguardano anche questioni molto semplici, dall’incomprensibilità delle bollette alla mancanza di informazioni sul servizio. Tutta questa serie di problemi ha portato ad assistere a una flessione del livello di soddisfazione dei clienti domestici. É necessario quindi che i diversi attori del sistema si impegnino per una semplificazione e trasparenza sempre maggiori per realizzare un mercato efficiente e in grado di offrire risparmi sempre più consistenti.

 Il progetto “Diritti a viva voce” si propone proprio questo obiettivo. È un insieme di servizi fisici e telematici per la tutela dei consumatori e utenti. Il servizio si pone l’obbiettivo di fornire risposte ai clienti finali dei sevizi elettrico e gas fornendo una consulenza ai cittadini che intendono rivolgersi al mercato libero. Altro obiettivo è informare ed educare il consumatore sul modo di sfruttare al meglio l’opportunità offerta con la tariffa bioraria in vigore dal luglio 2009. Altri obiettivi sono l’informazione dei cittadini, troppo spesso impreparati e disorientati d’innanzi ai nuovi adempimenti come per esempio sulla certificazione energetica che oggi può rappresentare un primo aiuto per tutelare il consumatore sia sul versante del risparmio energetico che della sicurezza e del reddito famigliare. Infine gli sportelli informano i cittadini su come controllare i propri consumi quotidiani, promuovere un consumo consapevole e interpretare la nuova etichettatura sui consumi energetici dei principali elettrodomestici e sistemi hi-fi. A questi sportelli è stato affiancato un callcenter gratuito per chiamate da rete fissa con l’obiettivo di fornire una prima assistenza ai clienti finali.

In collaborazione con www.il-risparmio-energetico.com

LA VERA RIFORMA E’ SOLO L’INNOVAZIONE


E’ un’analisi spietata quella di Ceva Grimaldi nel suo editoriale, ma non per questo meno veritiera, eppure come tutte le analisi e le riflessioni è anche un ottimo spunto, un’opportunità per tornare a parlare in maniera diversa di qualcosa come le riforme, unico strumento in grado di fare la necessaria differenza tra un paese che sceglie il progresso sociale ed economico, e quindi il futuro, e un paese come negli ultimi anni il nostro che ha preferito il limbo del “Frattempo”. Riformare lo Stato, la nostra società, dovrebbe significare soprattutto esprimere innovazione e, come ci insegnano i paesi più avanzati e quelli emergenti, innovare i sistemi lo si fa attraverso strumenti legislativi e non, che premino la partecipazione dei giovani e meritevoli talenti. Basti pensare che l’età media dei leader (politici, economici, scientifici), europei e non, è di 55 anni, contro i nostri ultrasettantenni rampanti, certo dire una cosa del genere nella nazione occidentale maggiormente gerontocratica è quasi blasfemia, eppure come diceva anche Ceva Grimaldi, cosa è più importante? Puntare a una nuova riforma elettorale che consenta al vecchio establishment di mantenere sempre e comunque le proprie poltrone, o puntare a recuperare le giovani energie di questo paese creandogli gli spazi e le opportunità necessari ad esprimersi? Con molto amaro, credo che tutti abbiamo constatato e ricordiamo le accuse fatte dai vari Padoa Schioppa e Brunetta ai nostri giovani “bamboccioni”, o la lettera indirizzata al figlio dal Direttore Generale della Luiss, in cui lo invitava a lasciare l’Italia, un paese a detta sua senza speranza. Momenti che hanno suscitato grande clamore, indignazione, repliche, ma poca azione legislativa, e nessuna sostanza, nessuna proposta vera per riformare un paese che non crede nel proprio futuro, che preferisce continuare a correre disperatamente a destra e a sinistra dei partiti, per cercare soluzioni ai problemi delle singole caste, che devono garantirsi la resistenza nel tempo, ma non desiderano il ricambio. Abbiamo un po’ tutti perso la voglia di rischiare, di credere che per essere migliori dobbiamo dare spazio alle novità, soprattutto quelle anagrafiche, perché fresche, piene di stimoli e propulsione al futuro, doti che con l’ avanzare dell’età fisiologicamente si perdono, insomma si fa un grande parlare di nuove energie e ci si dimentica che nel capitale umano, le uniche energie pulite e rinnovabili, nonché le più importanti, sono proprio le nuove generazioni. I nostri amministratori, i politici, gli imprenditori, i professionisti, i cittadini, vogliono puntare davvero a qualche riforma utile, a risollevare le sorti dell’Italia? Bene, prendano esempio dai tanti padri nobili, che pure ci sono stati, che hanno saputo accompagnare il futuro affidandolo nelle mani di chi lo avrebbe dovuto ereditare, dandogli l’ opportunità di forgiarlo con le proprie forze e secondo i bisogni nuovi, di una società che viaggia ad altissima velocità e dove, strano a dirsi, sembra che restare giovani sia un problema, ma essere già vecchi sia un vantaggio insuperabile.

link : http://terranews.it/opinioni/2010/08/la-vera-riforma-e-solo-linnovazione-di-angelo-bruscino


Lo Sviluppo Ecosostenibile


ecosostenibile

libro

Il vasto Problema Ambiente racchiude in sé le basi della realizzazione dello sviluppo, inteso sia come necessità di una produzione sostenibile rispetto alle risorse naturali disponibili sia come sostenibilità nel tempo del benessere individuale e sociale.

Se la sostenibilità deve diventare cultura diffusa e stile di vita dei cittadini al pari di altri princìpi come la democrazia e la libertà, concepire la diminuzione dell’inquinamento come una riduzione della produzione di beni e servizi, comporterebbe una caduta della qualità della vita. È molto importante continuare a produrre tutto quello di cui abbiamo bisogno ma consumando meno energia e meno materiali.

È necessario sviluppare una nuova coscienza tramite l’apprendimento delle regole da seguire non solo per la salvaguardia del territorio ma per il futuro sviluppo economico e sociale, migliorando le condizioni di Ben-Essere di tutti.

Note sull’autore:

Autore di numerosi articoli in materia di sviluppo sostenibile e docente in corsi di formazione promossi e finanziati dalla Regione Campania in campo ambientale, Angelo Bruscino aggiorna costantemente l’approfondimento e lo studio di nuove possibilità per lo sviluppo sostenibile, coordinandoli con un’esperienza diretta in campo imprenditoriale.


Dettagli del libro

La Storia ci insegna ad innovare


Se è vero che le crisi non sono altro che un trasferimento di ricchezza e di potere, bisogna ritenere che da qualche parte e in qualche modo siano in grado di produrre effetti positivi
Parto da questa che reputo una verità assoluta per dare una definizione di crisi leggermente diversa, da quella che di solito viene tradotta dai media e dagli organi che si occupano di comunicazione, mi rendo perfettamente conto di quanto sia difficile assumere atteggiamenti meno che pessimistici sul futuro in questo periodo, ma esercitare il mestiere del fare impresa, presuppone un’ inclinazione al domani positiva o almeno, banalizzando la questione, una speranza di ottenere un bilancio che per differenza tra costi e benefici, esprima un segno positivo.
Si badi bene, non dico che la crisi sia solo mediatica, anzi è assolutamente reale ed è soprattutto una crisi di liquidità, una crisi del credito, della finanza e di conseguenza di fiducia, di cultura, di politica economica, ma è anche una crisi che per definizione apre nuove opportunità.
Quali opportunità ? La storia insegna e ci dà qualche risposta.
Se ci si sofferma con lo sguardo su chi in passato ha saputo cogliere e intraprendere le nuove sfide generate dalla crisi (sfide che una volta vinte hanno generato per decenni sviluppo e benessere), si nota un lungo e spesso filo rosso che unisce tutti quei paesi e quegli operatori economici che hanno affrontato e vinto le emergenze e i followdown del sistema economico, si pensi ad esempio alla crisi petrolifera del 72, potremmo senza temer smentita affermare che la stessa aprì le porte al settore delle auto giapponesi, più efficienti ed economiche, come quella dell’87 ha visto l’ascesa della Silicon Valley, etc.
Quindi cosa ci insegna la storia dell’ economia ? Che la crisi la supera chi investe in mercati innovativi, chi si apre a nuovi scenari, poiché in questo modo si ha la possibilità di superare indenne i momenti difficili del ciclo economico avendone vantaggi evidenti.
Chi si oppone senza generare un cambiamento sostanziale muore e chi si adatta e segue l’onda, resta in balia degli eventi. E’ necessaria una capacità politica e imprenditoriale che permetta di guardare oltre e identificare le necessità future, la differenza sostanziale con le passate edizioni cicliche della crisi è sostanzialmente questa, il momento odierno è un “fritto misto” tanto di opportunità quanto di pericoli, non solo per le imprese, ma per la formazione della nuova cultura economica che dovrà governare il prossimo periodo di crescita, quindi è necessario che ora e senza ulteriori indugi e ritardi, si svegli dal letargo il “Nuovo” e prenda in mano le redini del futuro, puntando allo sviluppo di tutte quelle risorse rinnovabili nel ciclo umano e ambientale e quindi economico, che per uscire fuori di metafora sono sostanzialmente tre, i giovani, la Conoscenza, l’ambiente. In America, il nuovo, rappresentato anche in termini generazionali da Obama, ha deciso che il futuro deve essere sostenibile, quindi si deve puntare sull’ Ambiente e per farlo si deve investire sull’ economia della Conoscenza, che è un’ ottima sintesi di quella che viene considerata da alcuni economisti la New Road del futuro ciclo economico e storico nel quale ci apprestiamo ad entrare, o nel quale alla nostra sprovveduta insaputa siamo già entrati.
Dunque innovare per sopravvivere, chiaramente con l’ aiuto di tutti gli attori protagonisti e non che volenti e nolenti stanno già recitando la loro parte nella nuova sceneggiatura e che speriamo ci candidi almeno all’ Oscar

Imprese e atenei: puntare sulle sinergie


Durante gli ultimi decenni è stata attribuita una notevole importanza al processo di innovazione quale strumento essenziale attraverso cui migliorare e garantire competitività alle imprese e sentieri positivi di crescita alle economie più sviluppate.
In particolare, si sostiene che le economie moderne stiano rapidamente evolvendo verso strutture definite learning economies.
Lungo tali linee di riflessione si colloca la visione knowledge-based dell’impresa, che si fonda sull’idea che la competitività di lungo periodo di un’azienda dipenda dalla sua abilità di creare conoscenza, innovare i suoi processi produttivi e apprendere continuamente.
Da tale riflessione scaturisce l’osservazione che le imprese che destinano maggiori risorse ai processi di ricerca, apprendimento di nuove tecnologie ed innovazione, sono all’avanguardia e dinamicamente competitive su scala globale.
La necessità di creare nuova conoscenza e di migliorare i processi di apprendimento rappresenta una reazione alle sfide poste dalla globalizzazione. Un’elevata domanda interna, ad esempio, non rappresenta più un indiscusso vantaggio quando i costi di trasporto internazionale diminuiscono, quando la fiducia dei consumatori nei confronti delle imprese nazionali si riduce o quando vengono meno la gran parte delle barriere commerciali.

Concorrenza
Le imprese, dunque, sono esposte alla concorrenza delle imprese internazionali.
Due sono le possibili reazioni: cercare di migliorare la produttività, confrontandosi con una situazione maggiormente competitiva, oppure essere travolti ed uscire dal mercato. Ma promuovere l’innovazione in un territorio come il nostro è diventata, oggi, l’opportunità di rilancio non solo economico della intera filiera produttiva regionale, ma anche e soprattutto il momento storico attraverso il quale fare finalmente ripartire il dialogo e lo scambio tra il territorio e le sue intelligenze, il mondo accademico e l’impresa.
Far diventare l’innovazione e la conoscenza processo produttivo e dialettico per il rilancio del sistema imprenditoriale e politico del territorio è un obiettivo primario per il recupero della sua competitività.

Richieste
Attualmente, le condizioni di mercato spingono le imprese ad avere una risposta evolutiva in termini di innovazione che si adatti ogni volta alle richieste di prodotti e servizi che hanno sempre più caratteristiche tecnologiche, ma la risposta positiva ad un processo innovativo spesso pone le basi su quella che è la pluralità e la differenza di conoscenza proprie della cultura imprenditoriale.
Esiste, infatti, un bisogno crescente per le imprese di imparare a realizzare prodotti nuovi, sovente in modi drasticamente differenti, ed essere quindi innovative.
All’interno di questo contesto l’innovazione può essere definita come il processo attraverso cui nuove conoscenze, oppure nuove combinazioni di vecchie conoscenze, sono utilizzate per realizzare nuovi prodotti o nuovi processi produttivi. Va da sè, quindi, che maggiore è la presenza su un territorio di aziende e imprenditori, maggiore sarà la spinta evolutiva, per cui, in una nazione come la nostra dove le Piccole e medie imprese rappresentano il 90 per cento del tessuto economico, l’innovazione può e deve imporsi dal “Basso”.

Territorio
Per attuare questa rivoluzione nei e dei processi resta indispensabile che le imprese siano permeabili ad un territorio che da parte sua deve essere pronto a stimolarle, in termini conoscitivi e tecnologici.
Qui entrano in gioco le Università e il mondo accademico, che hanno il compito di realizzare le condizioni di trasferimento cognitivo, ma soprattutto hanno il compito di formare i giovani (professionisti, ingegneri, avvocati, ma anche imprenditori), che siano capaci di rompere gli schemi organizzativi, che con inerzia da anni muovono le nostre imprese, giovani che portino con se il bagaglio della ‘cultura dell’innovazione’. In questo ambito, probabilmente, resta insostituibile l’impegno del mondo pubblico a creare quei pubblic space dove effettuare il trasferimento cognitivo tra le imprese e il mondo accademico.
Ma l’innovazione è comunque un momento che nasce, ha il suo germe nella continua ricerca delle imprese, nel creare servizi, prodotti e risoluzioni a problemi nuovi, in grado di creare quel vantaggio competitivo che le aiuti a superare i momenti difficili, le spinga, nonostante i rischi del mercato, a fare scelte coraggiose e a credere nel proprio business.

Puntare sui giovani
Come sempre in Italia, la scommessa resta quella di puntare sui giovani, sulla loro formazione, crescita culturale, puntando alla “Tecnology Literacy” e in generale alla voglia di diventare innovatori di imprese, per rilanciare un paese che, nonostante tutto, continua ad avere grazie alle sue Pmi grandi opportunità per diventare grande.