Giovani, ambiente, sviluppo …

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Investiamo sulle SmartCity, ma non sui cittadini


UnknownSi parla sempre più spesso di Smartcity e soprattutto a Napoli l’argomento è reso più interessante dai tanti problemi esistenti che potrebbero trovare soluzioni con l’applicazione di nuove tecnologie o a volte del semplice e banale buonsenso.

Far diventare le cose più intelligenti, per aiutarci a vivere meglio è una bella ed appassionante sfida e le possibilità sono infinite, dai semafori intelligenti che regolano da soli il flusso del traffico, alle smart card con Rfid per la tracciabilità di prodotti, cose e persone, ai pagamenti con tecnologia NFC tramite gli smartphone, all’accesso libero al Wi-Fi che è un bisogno chiave per tutte quelle città che puntano a essere leader e trend setter nel campo delle città intelligenti. 

Alcune amministrazioni  si sono già organizzate nel tentativo di diventare smart e sostenibili per l’ambiente con l’ introduzione di ordinanze cittadine che prevedono l’impiego di energia solare per alimentare il sistema idraulico di edifici di grande dimensione e l’installazione di sensori sulle fontane per monitorare e ridurre lo spreco di acqua potabile pubblica; sulle aree di parcheggio per segnalare in tempo reale gli spazi ancora da occupare, così da evitare di girovagare in automobile e da ridurre le emissioni con l’utilizzo di app per smartphone gratuite che si scaricano sul telefonino che aiuta a trovare i parcheggi disponibili e più economici e consente di pagare senza dover trafficare con parcometri vari ed eventuali.

Altre hanno realizzato progetti per la riduzione e la trasformazione del rumore prodotto dal traffico cittadino ed utilizzando software e mappature delle aeree urbane, sono riuscite con l’ausilio di suoni elettronici  a convertire il rumore, in un dolce suono di sottofondo che culla la città quasi fosse la sua ninnananna.

Altri progetti prevedono la distribuzione di una smartcard consegnata a tutti i cittadini per usufruire dei servizi erogati attraverso un network: dalle farmacie, al noleggiare biciclette, usufruire dei servizi di mensa scolastica, accedere alle piscine comunali, prenotare i buoni sconto comunali per i centri estivi, per supportare il sistema di votazione scolastico oppure per caricare il valore dei vuoti (buoni e lattine) fino ad arrivare alla creazione di un vero e proprio Crm (Citizen Relationship Management).

L’Italia non disegna affatto il concetto di smart city e affida alle istituzioni un’attività di selezione e poi scelta di progetti innovativi, aperto ad imprese, centri di ricerca, consorzi e società consortili, organismi di ricerca con sedi operative su tutto il territorio nazionale. Sulla scorta di tutte queste idee, progetti, realtà esistenti o in fase di realizzazione, anche la nostra Napoli sta tentato di fare la sua parte e certo non mancano a noi intelligenza o creatività per esprimere quell’ innovazione che applicata alle cose, potrebbe cambiare la qualità della vita di tutti noi.

Ma detto questo è doverosa anche una riflessione, stiamo tentando di rendere smart gli oggetti che ci circondano, ma non dovremmo forse, puntare prima sulle persone?

Quanto è utile sostituire un semaforo con uno intelligente se nessuno lo rispetta? Quanto è importante installare sensori per la misurazione del consumo idrico ed energetico, se poi si lascia all’ incuria e al degrado il patrimonio pubblico? Quanto è utile progettare sistemi di riduzione del rumore, se poi Napoli è ancora la prima città di Italia che esplode botti illegali? Potrei continuare purtroppo a lungo, ma solo per concludere che non esiste cambiamento che non coinvolga anche le persone, la loro formazione, il background culturale, l’impegno attivo dei cittadini, insomma, ma questo resta solo il mio modestissimo parere, per avere una città smart, dobbiamo concentrarci prima su noi stessi ed imparare che non sono le cose che ci rendono più intelligenti, ma il nostro fare, il nostro atteggiamento, la nostra volontà di dimostrare che siamo noi gli artefici del cambiamento e non gli oggetti che costruiamo o compriamo, perchè tutto può cambiare in meglio solo se scegliamo prima di migliorare noi stessi.

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L’ importanza del Web, nel sistema Imprese Italia


In molte aziende, negli ultimi anni, si assiste ad una continua rivoluzione dei sistemi di comunicazione e di controllo dati: l’obiettivo è andare di pari passo con l’avanzare della cultura digitale, che con l’ingresso di nuove e giovani professionalità, unitamente anche ai nuovi sistemi normativi e relazionali, ha riconfigurato i modi e le forme di approccio, legate sia alle opportunità sia ai problemi che un’azienda nella sua vita incontra.

Il Web, tra pro e contro, negli ultimi anni si è dimostrato non solo uno straordinario fenomeno di costume, ma un eccezionale strumento di impresa, basti pensare alle tante realtà dematerializzate nel settore del commercio o dei servizi di consulenza che sono riuscite a costruire su internet non solo il loro primo mercato, ma anche luoghi dove operare, annullando distanze e costi fissi importanti. In quest’ottica di sviluppo, anche in Italia le attività basate sul telelavoro avanzano (seppur con diffidenza) con incredibili risultati di produttività. Le nostre stesse associazioni ne sono testimoni privilegiati, costituendo spesso in prima persona casi di successo: basti pensare all’Api Perugia, che ha completato il processo di realizzazione di un network tra aziende ed associazione, il cui personale opera da casa, offrendo ottimi risultati agli associati senza alcun calo di produttività, anzi migliorando le prestazioni e nel contempo favorendo l’abbattimento dei costi di malattia e degli uffici, questi, ridimensionati e riconfigurati, sono utilizzati per la sola attività di rappresentanza.

Ma dalle associazioni il passo alle imprese è breve, in tantissime ormai si sono dotate di siti internet che hanno superato il semplice schema di marketing della vetrina digitale, implementando servizi ed attività che vanno dalle richieste per prenotare ed acquistare direttamente online per gli utenti consumer, al controllo della logistica e della produzione.

Inoltre, è indiscutibile il ruolo di alcuni software per il monitoraggio e il controllo delle attività produttive e industriali, che sempre più sono orientati su applicazioni web, per consentire il telecontrollo dell’intera fase produttiva, senza limiti di distanze o presenza fisica, riuscendo addirittura a permettere all’utente di operare in remoto, per apportare soluzioni e cambiamenti in tempo reale sulle linee di produzione.

Anche la logistica è stata fortemente influenzata dallo sviluppo di molte applicazioni web, che vanno dal tracciare semplicemente gli automezzi per controllarne il tragitto, al controllare i consumi e le soste, passando per il trasportare i colli e il verificare dello stato del mezzo. Insomma la capacità di penetrazione del web nel mondo delle imprese, dei professionisti e dei cittadini è impressionante e spesso offre garanzie di qualità e produttività prima impensabili, contribuendo al successo di iniziative di impresa, di prodotti, di marketing e, come visto recentemente, anche a rivoluzioni epocali tanto nell’economia, quanto nella politica, nella libertà di pensiero e nella libertà dei popoli.

Ma il web è anche uno strumento fenomenale di risoluzione dei problemi e di rivoluzione nelle stanche ed infinite maglie della pubblica amministrazione, che da sempre pesa come una scure sulla capacità e la velocità del nostro Paese di vincere la sfida non solo dei mercati, ma anche quella dei servizi garantiti al cittadino. Alcune proposte e alcune applicazioni web, nella pubblica amministrazione potrebbero garantire non solo un aumento incredibile della produttività dei nostri dipendenti pubblici, ma anche lo snellimento e la risposta di una delle macchine burocratiche più lente d’Europa, basti pensare alla possibilità di ricevere ed emettere certificati in formato digitale, l’utilizzo della legalmail. E ancora basti considerare la fatturazione elettronica, l’invio di fax, raccomandate etc, un unico strumento riuscirebbe ad abbattere costi postali, temporali e garantire certezza di arrivo e risposta, ma non solo: si pensi allo sviluppo in orizzontale delle comunicazione tra pubblico e privato, la tracciabilità dei documenti in digitale, la creazione di database, virtualmente indistruttibili ed eterni della pubblica amministrazione, il controllo in tempo reale di pratiche e stati di avanzamento dei lavori, operabili anche da casa, sia per le imprese ed i cittadini sia per gli operatori pubblici. Davvero una rivoluzione in grado di far ripartire l’Italia sui binari ad alta velocità dell’era digitale e, quindi, del mondo!

Ma a tutti questi esempi c’è una fondamentale postilla: non esiste progresso possibile nel campo digitale senza adeguata formazione e professionalità e spesso senza l’ingresso di una nuova generazione preparata, quella che oggi si definisce “nativa digitale”, cresciuta quindi con le tecnologie digitali e capace di non viverle come cambiamenti, ma di apportandoli “naturalmente” con il suo ingresso nel mondo del lavoro. Il ricambio per tanto è fondamentale tanto quanto la capacità di riformare gli uomini e le aziende nella direzione di internet e del suo mondo di byte e pixel, bisogna pensare a quanti giovani imprese stanno realizzando la loro fortuna solo per aver compreso prima di altre le opportunità nate dai sistemi network come facebook o twitter. E ancora bisogna pensare a quante hanno invece saputo crescere grazie ai servizi di Google e a quante da anni ormai hanno realizzato, tramite il clouding, un abbattimento di costi e un aumento di sicurezza dei propri dati, tanto da ricavarne un vantaggio sulla concorrenza.

I pro e i contro del Web infine sono appunto questi: un velocissimo ed incessante cambiamento verso nuovi ed inesplorati orizzonti, in grado di rivoluzionare mercati, costumi, mode, politiche. Per essere sfruttati, però, questi incredibili giacimenti di ricchezza culturale ed economica hanno bisogno di esperti, di ricerca costante e, per finire, soprattutto di giovani. Il vero svantaggio dell’Italia e del nostro sistema di imprese è appunto questo, una bassa capacità di penetrazione della nuova generazione nei luoghi strategici e di comando delle nostre aziende e del nostro sistema pubblico, con un conseguente ritardo nell’approccio e nell’utilizzo di queste incredibili risorse. Nel caso del sistema pubblico, poi, tale ritardo sta proprio nel creare  la spinta propulsiva verso queste nuove dinamiche che stanno cambiando l’Europa  ed il mondo e che troppo spesso ci vedono subire passivamente rivoluzioni delle quali non sappiamo essere più artefici o attori con un dislivello competitivo che da anni ci vede agli ultimi gradini della rivoluzione digitale. Atteggiamento questo che, se non cambierà in fretta, costerà all’Italia il podio di potenza economica. Proprio all’Italia, che con la sua capacità di creare stile e gusto nel mondo potrebbe addirittura consentirci di risalire la china verso vette più importanti e tornare a competere non per gli ultimi posti in classifica, ma per la Champions League, perché da imprenditori abbiamo sempre dimostrato di non essere secondi a nessuno.

Angelo Bruscino

Giovani, Belli e Disoccupati …


Giovani, Belli e Disoccupati, potrebbe essere il titolo dell’ ultima indagine dell’Istat, che per l’ennesima volta, evidenzia nel nostro paese un tasso di disoccupazione giovanile pari al 27% per le fasce di età comprese tra i 15 e i 24 anni, praticamente 1 su 4, a una distanza di 7,6 punti percentuali dalla media europea, una situazione drammatica quella che attanaglia la mia generazione, che nel migliore dei casi, si trova affannata tra dubbi rinnovi di contratti a progetto e a tempo determinato, senza un’ adeguata formazione che renda i nostri ragazzi flessibili, privati della possibilità, per motivi economici, di pensare a una casa o a una famiglia e vista l’attuale situazione di crisi del sistema economico che continua a penalizzarli, privati anche della fiducia nel domani.

Eppure con una piccola punta di orgoglio Napoli e Regione, hanno dimostrato di essere almeno nella proposizione ideale dei suoi giovani, in controtendenza, infatti mai come in questi ultimi mesi, la propensione a fare impresa dei giovani e soprattutto delle giovani, è stata tanto alta, complice sicuramente la mancanza di alternative, ma resta il fatto che  questo dato, cioè la forte volontà di non arrendersi e il mettersi in gioco, deve non solo essere interpretato, ma anche letto come ulteriore motivo per impegnare anche istituzioni e politica, a fornire gli strumenti e le garanzie necessarie a questi giovani per resistere e avanzare  nei propri progetti ed evitare che cadano nel terribile baratro dei “Neet” (Non in education, employment or training).

Infatti tra i tanti pessimi dati rilevati, quello veramente spaventoso e’ che in Italia gli “Inattivi”, ossia coloro che hanno rinunciato a qualsiasi proposizione lavorativa siano circa 15 milioni, di ogni dove ed ogni età, dato che spiega ancora una volta, non il calo di una fiducia ormai in picchiata nel paese, ma il crescente allarme sociale per una situazione che viene sottovalutata, ma che peserà in maniera gravissima sul futuro della nostra società, che fin da oggi si regge in grande parte sulla capacità del nostro sistema previdenziale (i nostri nonni) di generare ricchezza e non, come sarebbe naturale su quella dei nostri giovani, per i quali, ormai lo gridano tutti a gran voce, anche se inascoltati, bisogna immediatamente mettere in campo risorse ed energie, altrimenti tra un decennio o poco più saremo tutti condannati a vivere dei ricordi di una generazione nata già vecchia nelle speranze, che sopravvive sulle spalle di chi le ha rubato il domani.

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