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Quanto ci costa essere Italiani ?


quanto-costa-il-debito-pubblico-italiano-L-UaIMhOAlla fine di questo 2012 credo di aver capito qualcosa di importante. Ho appreso una lezione straordinaria che mi ha dato la comprensione di quanto costi essere italiani.

Mi spiego meglio. Nell’ultimo anno abbiamo tutti scoperto che la nostra nazione non aveva più credibilità in Europa e nel mondo e che per tale motivo siamo stati commissariati dai mercati con un governo tecnico, che aveva come compito quello di ricostruire un’immagine del Paese che desse affidabilità. Operazione indubbiamente riuscita e per la quale noi, volenti o nolenti, abbiamo pagato un salatissimo conto: innalzamento dell’età pensionabile, opinabile riforma del lavoro, aumento dell’iva, aumento della pressione fiscale su persone ed aziende, peggioramento generale dei servizi offerti dallo Stato e soprattutto nessuna, e ripeto nessuna, vera riforma che migliorasse lo squilibrio, in costi e responsabilità, tra i singoli cittadini e la macchina dello Stato, ancora e sempre impunita in tutte le sue forme.

Oggi, al tramonto di questo 2012, tutti sappiamo di essere diventati più poveri. In Italia il rischio povertà è salito al 30% (il più alto d’Europa), meno flessibili i giovani sul lavoro (pensione a 67 anni con 40 anni di contributi), ci sono inoltre circa 2 milioni di ragazzi arresi, che non studiano e non lavorano (i cosiddetti Neet, definizione purtroppo ormai diffusa). Sappiamo, poi, che da inizio anno 25 mila aziende sono fallite, perché lo Stato non le ha pagate e le banche non hanno fatto credito, sappiamo che la sanità pubblica sarà sempre meno un diritto, sappiamo di dover pagare ancora più tasse a causa delle cattive gestioni dei nostri amministratori, sappiamo che il debito pubblico italiano, nonostante gli immensi sacrifici sopportati, è aumentato ancora e ha superato la cifra record di 2 trilioni di euro.

Ebbene, di fronte a tutto questo abbiamo dimostrato spesso di essere eccezionali. Molte aziende si sono ristrutturate e, sfruttando al massimo le condizioni di mercato e il valore del marchio Made in Italy, hanno per la prima volta dopo 10 anni (ultima volta nel 2002) riportato in positivo la nostra bilancia commerciale che ad ottobre ha segnato un avanzo di 2,5 miliardi di euro nella differenza tra import ed export. Sappiamo che molti giovani e molti vecchi lavoratori di fronte alla mancanza di lavoro si sono ingegnati e hanno costituito piccole aziende per mettere a frutto la loro competenza ed originalità. Sappiamo che, nonostante la cattiva politica che non ha mantenuto nessuna delle sue promesse, dai tagli ai suoi costi, alla legge elettorale, all’abolizione delle Provincie o delle tante prebende, il Paese ha continuato ad andare avanti stringendo la cinghia. Sappiamo spesso di aver sorpreso tutti, quando un italiano, in Europa o nel mondo, ha dimostrato eccellenza, tanto nella scoperta di una particella, quanto alla direzione della BCE. Sappiamo però anche di continuare a sorprendere quando dimostriamo di non saper cambiare, di preferire l’anarchia alla regola, i vecchi errori alle nuove promesse. Sappiamo di ferire l’orgoglio di questa nazione quando accettiamo tacitamente di parlare solo di poltrone, di primarie, di vecchi leader che si riciclano con fatue promesse, mentre dimentichiamo contenuto e  programma, perché sarebbe meglio votare prima quello che si vuol fare e poi magari le persone che dovranno farlo, per scegliere davvero la competenza e il merito.

Sappiamo bene che sorprenderemo ancora questa Europa che non ci capisce, né conosce bene, sappiamo che presto avremo un colpo di reni, che dimostreremo di nuovo a tutti quanto valiamo, ma sempre nel nostro piccolo, nelle nostre case, nelle nostre aziende e nelle nostre vite, perché a quanto pare, visto anche il triste spettacolo dei giorni scorsi e presenti, sulla scena istituzionale e politica preferiamo ancora una volta essere incredibili, mentre nella nostra dimensione personale restiamo straordinari ed eccezionali! Una bella dicotomia che speriamo come augurio collettivo di superare in questo 2013 alle porte e far sì che emerga qualcuna delle nostre grandi e riconosciute virtù, a scapito di qualche ridicolo e ormai insostenibile difetto.

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Parlare di Giovani senza ascoltarli mai


In questo Paese si continua a parlare di giovani, del loro futuro, dei loro problemi, del fatto che l’Italia abbia una tra le peggiori percentuali di under 35 disoccupati in Europa, circa il 36%, che la maggior parte di questi sia collocata nel Mezzogiorno, che questa generazione di ragazzi sia la prima a percepire un peggioramento delle opportunità rispetto alla precedente. Insomma si dice tanto, anzi tutto, di questi ragazzi italiani, a volte cervelli in fuga, a volte bamboccioni, ma, e questo è l’incredibile, sembra che nessuno chieda loro di farsi avanti, di proporre soluzioni, sembra addirittura che nessuno li ascolti. Questi strani ragazzi riempiono statistiche e pagine di giornali, ma mai l’agenda di riforma di questo vecchio e strano Paese.

Si parla sempre tanto e non poco di innovazione dei sistemi, di rinnovamento della nazione, di cambiare le cose, ma ci si dimentica sempre che tutte queste belle parole sono nei fatti (lo dimostrano anche le esperienze negli altri Paesi) l’altra faccia della medaglia del cambio generazionale, della capacità di un sistema di accogliere le nuove e giovani leve al suo interno, di motivarle, di premiarne il merito e di offrire opportunità.

Anche quando parliamo di crescita economica non possiamo pensare di prescindere da chi, anche per questioni anagrafiche, sente forte la spinta a realizzarsi, a creare un futuro, che sia il nucleo familiare o quello lavorativo. Non possiamo parlare di nuova società consapevole, attiva, dinamica,l se non si ritorna ad un equilibrio tra junior e senior. Non si può parlare di riforma dell’economia, della politica e del lavoro, se non viene ridata a tutti la stessa libertà e possibilità di esprimersi, lavorare, crescere ed invecchiare con pari dignità, che significa banalmente rinunciare a qualche rendita di posizione dei più anziani a favore delle nuove e giovani leve, figlie di questo Paese.

Insomma non si dovrebbe parlare più dei nostri ragazzi, se a definirsi non sono anche loro, non si deve più decidere per il loro e nostro futuro senza un confronto, un intervento della generazione che dovrà subire e sopportare quei cambiamenti, non si può gravare sempre sul domani degli altri senza pensare di dover rinunciare a qualche rendita del presente e del passato.

Questo Paese negli anni addietro ha ipotecato il futuro dei propri figli, poi ha tolto loro i mezzi per onorare i debiti dei padri, che stanno ormai ricadendo sulle spalle di nipoti e pronipoti inconsapevoli. Nonostante questo sembriamo sempre tutti sordi, lontani, inflessibili nella nostra indifferenza verso questi figli di Italia.

Lo so, scrivere è facile, le soluzioni invece sono sempre dolorose e difficili, quelle giuste poi sono anche più amare, ma il vero atto di responsabilità degli italiani dovrebbe essere appunto questo: vivere questo momento come prova di amore verso il futuro, dare spazio a chi merita, dare pari opportunità a chi, nato prima o dopo, dovrà continuare a pensare di poter costruire un luogo migliore di quello che gli è stato lasciato, senza dover mai pensare di dover vivere la propria vita, per pagare quella di qualcun altro.

L’Europa senza Fede, l’ Italia senza Coraggio


La peggiore crisi, non solo economica, dalla fine dello scorso secolo all’inizio di questo ha investito il mondo, ribaltando convinzioni, poteri ed equilibri, preparando un nuovo fertile humus per quelli che saranno i nuovi padroni, che forse cresceranno e prospereranno sulle macerie dei nostri debiti.

L’Europa perde ogni giorni la sua credibilità a causa delle politiche spesso vigliacche dei grandi Paesi, che cercano opportunità nell’approfittare della debolezza altrui. Mentre i piccoli Paesi, in primis la Grecia, cercano disonorevoli vie di uscita dalle politiche di riforma del debito imposte da Francia e Germania, per recuperare il consenso, missione ormai impossibile, della propria base elettorale, tentando di scappare dalle responsabilità dichiarate e accertate che hanno ucciso un’ intera nazione.

Altri Paesi, l’Italia tra questi, percorrono invece i sentieri della finzione, della bugia, nel tentativo di tirare avanti, senza coraggio, senza responsabilità verso cittadini sempre più confusi da dichiarazioni astratte e che cercano colpe ovunque per lo stato di cose attuale, dove si fanno spazio infinite soluzioni sempre azzoppate e non definitive, che mai trovano realizzazione, spostando sempre in avanti le scelte, necessarie e sicuramente impopolari, per risollevare il Paese e garantirgli un futuro.

Un vecchio detto recita: “La strada dell’inferno è lastricata dalle buone intenzioni”, ed è esattamente quello che pare stia avvenendo in questi giorni convulsi, tutti parlano di scelte difficili, di rivoluzioni necessarie, ma tutti, nessuno escluso, fa seguire alle parole i fatti, che pericolosamente latitano, portandoci più vicino a quel baratro tanto pericoloso che si chiama default. E default non è solo da intendersi come fallimento del nostro sistema paese, ma come la totale perdita di credibilità che già si manifesta negli spread impazziti che portano i nostri tassi d’interesse, sui Bond Pubblici oltre il 6%, perché nessuno crede più in questa Italia (fatta più da imbonitori che da statisti), che nonostante gli ottimi fondamentali e il tessuto di imprese, non sopravviverà senza crescita e senza uno Stato più capace ed efficiente.

Come nessuno crede più in questa Europa, che diventa sempre più piccola, che tenta di proteggere pochi interessi, dimenticando il principio che le aveva dato origine, essere un luogo ampio di speranze e costruzione del domani, di coesione e di crescita per quasi 500 milioni di persone, molte delle quali con poca fiducia e rispetto in un’istituzione che sentono lontana, lenta, troppo burocraticizzata e attenta ad equilibri che non hanno nulla della vita reale e dei problemi che sembrano voler divorare le vecchie e nuove generazioni. Generazioni spaesate che si incolpano a vicenda di questa tragedia che brucia ogni giorno possibilità e opportunità.

Basterebbe tornare ad essere responsabili, non chiedere, ma fare per primi i sacrifici necessari, esemplari nel rappresentare le istituzioni, coraggiosi nel riformare un sistema troppo lento e vecchio, esserlo nel puntare sulla crescita. Basterebbe tornare ad essere prima Italiani e poi Europei con la maiuscola, per superare questa difficile prova; dopotutto un nuovo inizio, una nuova partenza è ancora possibile, con politiche di merito e quella fiducia e quell’entusiasmo che erano stati perduti in mille privilegi, di altrettante caste, che staccate dal mondo reale tutelano solo se stesse a scapito di noi altri, che continuiamo a sentirci Cittadini di una Italia e di un Europa fatta di grandi ideali, di fede e di coraggio.

Angelo Bruscino

Giovani, Belli e Disoccupati …


Giovani, Belli e Disoccupati, potrebbe essere il titolo dell’ ultima indagine dell’Istat, che per l’ennesima volta, evidenzia nel nostro paese un tasso di disoccupazione giovanile pari al 27% per le fasce di età comprese tra i 15 e i 24 anni, praticamente 1 su 4, a una distanza di 7,6 punti percentuali dalla media europea, una situazione drammatica quella che attanaglia la mia generazione, che nel migliore dei casi, si trova affannata tra dubbi rinnovi di contratti a progetto e a tempo determinato, senza un’ adeguata formazione che renda i nostri ragazzi flessibili, privati della possibilità, per motivi economici, di pensare a una casa o a una famiglia e vista l’attuale situazione di crisi del sistema economico che continua a penalizzarli, privati anche della fiducia nel domani.

Eppure con una piccola punta di orgoglio Napoli e Regione, hanno dimostrato di essere almeno nella proposizione ideale dei suoi giovani, in controtendenza, infatti mai come in questi ultimi mesi, la propensione a fare impresa dei giovani e soprattutto delle giovani, è stata tanto alta, complice sicuramente la mancanza di alternative, ma resta il fatto che  questo dato, cioè la forte volontà di non arrendersi e il mettersi in gioco, deve non solo essere interpretato, ma anche letto come ulteriore motivo per impegnare anche istituzioni e politica, a fornire gli strumenti e le garanzie necessarie a questi giovani per resistere e avanzare  nei propri progetti ed evitare che cadano nel terribile baratro dei “Neet” (Non in education, employment or training).

Infatti tra i tanti pessimi dati rilevati, quello veramente spaventoso e’ che in Italia gli “Inattivi”, ossia coloro che hanno rinunciato a qualsiasi proposizione lavorativa siano circa 15 milioni, di ogni dove ed ogni età, dato che spiega ancora una volta, non il calo di una fiducia ormai in picchiata nel paese, ma il crescente allarme sociale per una situazione che viene sottovalutata, ma che peserà in maniera gravissima sul futuro della nostra società, che fin da oggi si regge in grande parte sulla capacità del nostro sistema previdenziale (i nostri nonni) di generare ricchezza e non, come sarebbe naturale su quella dei nostri giovani, per i quali, ormai lo gridano tutti a gran voce, anche se inascoltati, bisogna immediatamente mettere in campo risorse ed energie, altrimenti tra un decennio o poco più saremo tutti condannati a vivere dei ricordi di una generazione nata già vecchia nelle speranze, che sopravvive sulle spalle di chi le ha rubato il domani.

link : http://www.caffenews.it/?p=10627

Lo Sviluppo Ecosostenibile


ecosostenibile

libro

Il vasto Problema Ambiente racchiude in sé le basi della realizzazione dello sviluppo, inteso sia come necessità di una produzione sostenibile rispetto alle risorse naturali disponibili sia come sostenibilità nel tempo del benessere individuale e sociale.

Se la sostenibilità deve diventare cultura diffusa e stile di vita dei cittadini al pari di altri princìpi come la democrazia e la libertà, concepire la diminuzione dell’inquinamento come una riduzione della produzione di beni e servizi, comporterebbe una caduta della qualità della vita. È molto importante continuare a produrre tutto quello di cui abbiamo bisogno ma consumando meno energia e meno materiali.

È necessario sviluppare una nuova coscienza tramite l’apprendimento delle regole da seguire non solo per la salvaguardia del territorio ma per il futuro sviluppo economico e sociale, migliorando le condizioni di Ben-Essere di tutti.

Note sull’autore:

Autore di numerosi articoli in materia di sviluppo sostenibile e docente in corsi di formazione promossi e finanziati dalla Regione Campania in campo ambientale, Angelo Bruscino aggiorna costantemente l’approfondimento e lo studio di nuove possibilità per lo sviluppo sostenibile, coordinandoli con un’esperienza diretta in campo imprenditoriale.


Dettagli del libro

Un Paese che non apre ai giovani è incapace di andare verso il futuro


Il periodo di eccezionale crisi economica pesa sul sistema imprenditoriale italiano e ha una straordinaria ricaduta sociale. I più colpiti sono purtroppo i giovani. Assurde regole di entrata e di uscita dal mondo del lavoro, in Italia, pesano sempre e soprattutto sugli ultimi arrivati, che chiaramente sono i più giovani. Non è retorica o demagogia, i recenti risultati emersi dalle indagini condotte dallo Svimez accendono la luce sulla crescente fuga dei più giovani da un paese come il nostro, unico in Europa ad avere un welfare pensato e costruito solo sulle esigenze di una classe gerontoiatrica, che per assurdo non rispetta e non preserva l’unica garanzia di continuità anche culturale che possiede, ossia i propri figli.
Riportare il ruolo dei giovani italiani, e quindi il futuro dell’attuale e delle nuove generazioni, all’attenzione dell’agenda parlamentare è lo strumento necessario e fondamentale per garantire al nostro Paese, la sopravvivenza e la crescita sociale ed economica, che negli ultimi cinquant’anni, proprio grazie alle giovani leve, ha saputo diventare per se stesso e per il mondo, uno dei primi Soggetti di riferimento economico e politico mondiale.
Da più parti, come con grande rammarico anche la nostra associazione di Giovani Imprenditori ha avvertito, l’incertezza sul futuro è sentita in maniera diversa dai giovani rispetto ai propri genitori, che pur hanno vissuto in un periodo non certo facile, ma che nonostante tutto faceva presagire grandi cambiamenti e grandi speranze.
Chi investiva, senza riserve nella propria vita, lo faceva perché guardava con speranza al futuro. Prospettiva che, oggi, è assolutamente negativa, anche a causa della politica italiana che sembra aver smarrito o aver dimenticato una linea di intervento a favore di chi dovrà vivere e costruire il futuro non solo “domani”, ma già “oggi”, partecipando alle scelte che riguardano la vita del nostro Paese.
Il problema maggiore con il quale i giovani si devono confrontare è proprio quello di trovare spazi aperti e idonei, all’interno dei quali crescere e operare. Il nostro Paese presenta la più forte gerontocrazia tra i paesi occidentali. ” un Paese ingessato e tutto ciò impedisce la partecipazione dei più giovani. Per questo motivo, a nome dei Giovani Imprenditori della Confapi Campania, chiedo al Parlamento e ai suoi massimi rappresentanti istituzionali, di farsi portavoce e promotore di una più attenta politica ai Giovani. Di azioni positive che riportino le future generazioni al centro del dibattito parlamentare, per ridare fiducia e speranza a quanti non “scappano via” ma provano ancora a credere e a fare grandi se stessi nel proprio Paese, seppur tra mille e mille difficoltà.
Vale la pena chiudere il nostro “appello” con una frase forgiata in Europa dal rapporto Brundtland molti decenni fa che recita: “Lo Sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente, senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni”.
Mai come oggi, l’unico vero bisogno dei giovani è avere la possibilità di credere e creare, con le proprie mani, il futuro dell’Italia.

http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=579641&KeyW=BRUSCINO

Più investimenti in nuove tecnologie



In Bangladesh è stata inaugurata una piccola centrale elettrica a biomasse.
Questa centrale, finanziata dal Rural Electrification and Renewable Energy Development Project e sponsorizzato dal Global Environmental Facility e della World Bank, produrrà l’energia elettrica destinata ad una cittadina, Kapashia, fino a ieri esclusa dalla rete elettrica.
L’aspetto interessante è che verranno usati per la sua alimentazione gli abbondanti scarti dell’agricoltura locale, lavorazione del riso in primis. Quindi, come per altri progetti simili, si tenta di recuperare il più possibile dall’agricoltura senza togliere i frutti del raccolto dai mercati.
In Italia, una centrale simile è quella della Riso Scotti per la coogenerazione di energia elettrica e vapore di Bivio Vela nei pressi di Pavia. Anche in questo caso vengono usate biomasse ricavate dagli scarti della lavorazione del riso e dagli scarti del mondo agricolo, quindi senza andare a colpire e/o incidere sui prezzi delle materie prime, la domanda interessante però in questo momento è un’altra :
“in una regione in piena emergenza, come la Campania, dove le biomasse abbondano a dismisura, dove il costo dell’ energia è tra i più alti di italia, dove l’ agricoltura e le aziende conserviere (che sono una delle principali realtà industriali della regione), producono ogni hanno quantitativi importantissimi di scarti della lavorazione, valorizzabili per il recupero energetico, è davvero tanto inverosimile prevedere soluzioni tecnologiche come queste?”
Forse dovremmo comunicare meglio, noi imprenditori con i cittadini e le istituzioni con le imprese e le associazioni di categoria, ma soprattutto dovremmo lavorare tutti, per riacquistare fiducia, in noi stessi e negli altri, nella nostra innata capacità di superare con la fantasia e la creatività i problemi anche quelli insormontabili, ma soprattutto che il primo passo per costruire un futuro “eco sostenibile”, in una regione ecologicamente insostenibile non debba essere necessariamente “solo” quello delle istituzioni, (che hanno la responsabilità della attuale situazioni), ma possa partire anche attraverso le mozioni di chi fa impresa, di chi fa azienda e che ha imparato, che tutto ha un valore, tutto tranne lo spreco, che nella vita degli imprenditori è da sempre, molto più che un peccato capitale e che per istinto combattiamo, perchè il nostro lavoro è sempre lo stesso creare valore, per noi e per gli altri.
Forse oggi, abbiamo la possibilità di dimostrare quale eccezionale risorsa siamo per il nostro territorio, per la nostra città, la nostra mano è da sempre tesa e pronta a raccogliere positivamente ogni sfida, anche questa che sembra impossibile, dopotutto siamo ottimisti e crediamo che per ogni tempesta ci sia un porto sicuro, basta solo avere la bussola giusta.

http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=522934&KeyW=BRUSCINO