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LE TASSE SONO UN PROBLEMA. MA NON SONO “IL” PROBLEMA


 elezioni-2013-oggi-piu-che-mai-votare-e-tassa-L-hWAB2oÈ quasi incredibile, in questi intensi giorni di campagna elettorale, assistere all’imperterrita e faticosa rincorsa dei vari candidati a “chi la spara più grossa”. Quasi come da manuale, nessuno si vergogna a raccontarci tante, inutili bugie: taglio delle tasse, aumento delle pensioni, restituzione di denari…insomma, tutti novelli Robin Hood contro uno Stato esattore e prepotente. Ma la domanda giusta, che tutti noi dovremmo rivolgerci, è una sola: per quale ragione in Italia la pressione fiscale è tanto alta?

Domanda semplice, e risposta al solito ancora più banale: paghiamo tanto perché si spreca tanto, tantissimo, perché noi tutti negli ultimi 20 anni abbiamo deciso da elettori più o meno consapevoli, a differenza delle maggiori democrazie del pianeta, di vivere e far vivere tanti, troppi italiani di assistenzialismi e di privilegi,  a scapito di tanti altri che lavorano e si impegnano tutti i giorni tra mille difficoltà e, a volte, tra le incomprensioni e le beffe di un paese che nemmeno li aiuta.

Paghiamo tanto più degli altri in tasse, ma anche in disservizi, disuguaglianza sociale, mancanza di merito, perché amiamo ancora credere alle favole delle campagne elettorali, perché da cittadini non sappiamo chiedere prima programmi seri e poi la loro stretta osservanza, perché preferiamo i piccoli potenti e potentati di turno nel tentativo perenne di dimostrarci più furbi degli altri e di approfittare di piccole rendite costruite spesso sulla pelle dei nostri figli e del nostro futuro.

Le tasse, come dicevo, sono un problema. Ma ripeto, sono solo un effetto della nostra inadeguatezza degli ultimi anni. Inadeguatezza soprattutto morale, che ha affermato l’etica della (falsa) pubblicità, anteponendola a quella del fare, che ha dato importanza all’apparenza e non alla sostanza delle cose, al presente e mai al passato o al futuro.

Questa campagna elettorale è identica a tante altre. Grandi promesse, perlopiù vuote di contenuti. Tanta tv, tante immagini, ma dove sono le idee vere, i progetti per i giovani, le imprese, il Sud, dove sono i crono-programmi di attuazione di possibili riforme? Dove sono gli uomini e le donne che seriamente si candidano a cambiare questo povero paese? Chissà, io portò gli occhiali e forse la mia miopia si è estesa e non riesco a vedere più in là del mio naso. Certo è che non abbiamo più molte occasioni per cambiare questa nazione, e se oggi i nostri candidati nei vari schieramenti rappresentano gli uomini e le donne che incarnano le speranze e i nostri sogni per il domani, allora speriamo di non doverci risvegliare in un altro incubo…

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In Parlamento meglio non fare, potrebbe rinascere la speranza


ipad-in-parlamento-calcioQuando si deve  ripartire, quando ci si deve rialzare, bisogna trovare un punto, un luogo, un sentimento, sul quale fare leva ed elaborare la proposta, l’idea, dalla quale costruire con coraggio la speranza di cambaire le cose.

In questo anno terribile, secondo i dati del Centro Europa Ricerche, le banche hanno erogato circa 200 miliardi di euro in meno, come effetto diretto del Credit Crunch, che come effetto non secondario ha letteralmente ucciso per asfissia finanziaria circa 25 mila aziende da inizio anno, generando la perdita di 625 mila posti di lavoro. Sempre in questo anno, secondo i dati Istat, al 12% delle imprese viene negato qualsiasi prestito o finanziamento da parte del circuito bancario e al 33% delle aziende è stato aumentato il costo del denaro. E ancora al Sud, stavolta la fonte è Svimez, si è persa tanta di quella ricchezza da essere ritornati al 1995. Insomma, su questo 2012 sarebbe facile anzi, è stato fin troppo semplice, costruire solo critiche, perdersi nell’autocommiserazione e nella demagogia, ma le proposte, le idee, il coraggio di cambiare le cose è sempre mancato almeno nei fatti.

Orma, tutti, cittadini, politici, imprenditori, professionisti, conoscono a menadito i tanti problemi che affliggono e hanno afflitto questo Paese, ma se ci guardiamo attorno, cosa vediamo?

Quando è stato istituito il governo tecnico, davanti alla nazione, il nostro Parlamento aveva preso degli impegni, ricordo solo alcuni, taglio dei parlamentari e senatori a partire dalla prossima legislatura, taglio dei costi della politica, nuova legge elettorale, abolizione del vitalizio e potrei continuare a  lungo.

 Gli impegni erano solenni, dichiarazioni forti di uno e dell’altro partito, di vecchi e nuovi leader, il risultato?

Chiaramente Nessuno. Il Parlamento è ormai immobile anzi, ultima proposta beffa, quella di istituire dalla prossima legislatura un team di 90 tecnici per elaborare una proposta per tagliare uomini e costi dalla nostra politica, con riconoscimento agli stessi degli stipendi d’oro dei parlamentari e, mentre sicuramente non sono solo questi i temi da cui rilanciare il paese, è assolutamente chiaro a tutti quanto sia incredibile una classe politica, ipocrita e bugiarda, che ci prende sempre per i fondelli.

Lo dico con quella rabbia che ormai come un virus si diffonde ovunque, davanti alla morte di tante aziende, alla fame anche di civiltà che dilaga, il palazzo è sempre più lontano, questo Paese e noi tutti avremmo avuto bisogno in quest’anno di governo di un parlamento propositivo, che riscendesse dalle sedie ed entrasse nelle fabbriche, nelle case, nei bar, ed ascoltasse noi cittadini che senza prebende, senza vantaggi di posizione stiamo cercando di sopravvivere a  questa guerra che non fa prigionieri.

Avremmo avuto bisogno di proposte di legge, per semplificare la burocrazia di Stato, mentre questo governo tecnico ha creato e stabilito norme nuove che messe una di fianco all’altra coprono 80 campi di calci, avremmo  avuto bisogno di pagare meno il denaro, mentre le banche lo hanno ricevuto a tassi quasi pari allo zero della BCE e a noi o non sono stati trasferiti o i costi sono diventati impossibili, avremmo avuto bisogno di sgravi per chi investe, avremmo avuto bisogno di tempi certi per la giustizia, avremmo avuto tanto bisogno di ritrovare nelle azioni dei nostri rappresentati, onestà, moralità e coraggio per ritrovare anche dentro di noi la voglia di credere che dopotutto l’Italia si poteva cambiare, invece tutto negli ultimi mesi è un triste spettacolo che serve a  raccontare solo delle primarie di partito di una o dell’altra parte, di chi ci si ricandida e chi non, di chi prima o poi farà con belle parole e qualche programma qualcosa per cambiare tutto, ma domani, perché adesso è meglio che non cambi niente, la speranza dopotutto è un sentimento difficile da gestire, meglio non coltivarla, potrebbe generare partecipazione nei cittadini, coscienza critica e allora si che diventerebbe difficile pensare di governare, perché in un Pese migliore, nessuno vorrebbe più mediocri, ma uomini e donne capaci, puliti e questo la nostra politica proprio non può permetterselo.