Giovani, ambiente, sviluppo …


Innovazione, imprenditoria, Meridione. Nell’Italia della crisi, della burocrazia, delle infiltrazioni criminali queste tre parole sembrerebbero ineluttabilmente incompatibili. Ma la scommessa del nuovo sito di e-commerce Aladdyn (www.aladdyn.com), che le accomuna tutte e tre, vuole provare a osare. Così come vuole provare a osare soprattutto il consumatore che, a maggior ragione in tempi difficili, sogna di comprare un bene a prezzi accessibili, magari condividendo questo desiderio con altri. E cosí facendo, entra in gioco questo nuovo portale di commercio elettronico che inverte il principio piú diffuso: non sono i venditori ad esporre le proprie merci e a creare domanda, ma é l’utente a lanciare nel web il suo desiderio per verificare se qualcuno sará pronto ad esaudirlo. Mentre l’utente posta la propria richiesta (il sito é ordinato per categorie di prodotto, prezzo e località), in background un potente software codifica velocemente il desiderio “cerco un nuovo smartphone di questa marca a questo prezzo” e invia un alert a tutti gli utenti iscritti alla medesima categoria di domanda. Contemporaneamente vengono avvertiti anche tutti i venditori del settore corrispondente (in questo caso telefonia e informatica), iscritti al portale. Ottenendo, con ció, due vantaggi: il primo é che altri “desiderosi” dello stesso smartphone possono associarsi e, quindi, contribuire a formare un gruppo d’acquisto, aumentando la domanda e favorendo il raggiungimento di un prezzo piú basso per il bene richiesto. Il secondo é che il negoziante iscritto, intercettando una domanda di gruppi d’acquisto, puó vendere piú smartphone dello stesso modello nello stesso momento. Oltre alle caratteristiche del prodotto, l’utente deve anche specificare il tempo entro il quale desidera ottenere una risposta, sia essa positiva o meno, e anche il grado di flessibilitá dell’offerta. Se si é fortunati, allo scadere la transazione si conclude alle condizioni iniziali. E non resta che recarsi nel negozio a ritirare l’agognato smartphone. In caso contrario il desiderio decade e dovrá essere riformulato. Aladdyn, cosí, prova a restituire un pó di equilibrio al mercato: il portale dei desideri coniuga la caratteristica della vicinanza fisica dei prodotti al consumatore (il motore di ricerca seleziona prevalentemente i beni disponibili su un determinato territorio, prevedendone il ritiro di persona) con virtuosi meccanismi di concorrenza in grado di garantirne il prezzo più basso. L’idea progettuale é dell’informatico Francesco Fulco, laureato in Economia e appassionato di web. A collaborare con lui Angelo Tracanna, attivo nel settore delle agenzie pubblicitarie e della distribuzione di prodotti multimediali, e il sottoscritto, imprenditore della green economy e responsabile dei giovani di Confapi della Campania. Tutti e tre giovani, tutti e tre meridionali. Aladdyn é completamente a capitale privato; a regime saranno creati venti posti di lavoro, e un importante indotto. Il nuovo sito di e-commerce é basato su un piccolo canone e non su percentuali per i venditori: dal 15 novembre é uscito dalla fase beta ed é pienamente operativo. Il raggiungimento degli obiettivi prefissati é stato stabilito in 18 mesi. A breve sarà pronta l’applicazione che consentirà agli utenti di postare i prodotti direttamente dai negozi per trovare venditori disposti a vendere il bene ad un prezzo minore. Inoltre, entro dicembre sará completata anche l’applicazione per smartphone, pensata sopratutto per creare un contatto tra gli esercenti dei rispettivi territori e la loro clientela, oltre che per accedere ai servizi già presenti sul portale. Ogni esercente potrà realizzare un proprio programma di fidelity in modo semplice e veloce, senza nessun investimento iniziale. Nel primo mese di vita (15 ottobre-15 novembre) la piattaforma ha giá raccolto circa un migliaio di “domande di acquisto” da altrettanti consumatori di tutta Italia, che hanno segnalato i prodotti più desiderati sul mercato e il prezzo massimo che sono disposti a pagare. I risultati, elaborati dal Centro studi di Aladdyn.com sulla base di 19 differenti categorie, hanno fino ad ora premiato come prodotti più gettonati quelli del comparto informatica-elettronica che hanno interessato il 20% delle richieste. Segue l’abbigliamento, con il 15%, e l’automotive con il 6%. Ma l’obiettivo di Aladdyn é assai piú ambizioso: far diventare ogni desiderio un ordine.

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ipad-in-parlamento-calcioQuando si deve  ripartire, quando ci si deve rialzare, bisogna trovare un punto, un luogo, un sentimento, sul quale fare leva ed elaborare la proposta, l’idea, dalla quale costruire con coraggio la speranza di cambaire le cose.

In questo anno terribile, secondo i dati del Centro Europa Ricerche, le banche hanno erogato circa 200 miliardi di euro in meno, come effetto diretto del Credit Crunch, che come effetto non secondario ha letteralmente ucciso per asfissia finanziaria circa 25 mila aziende da inizio anno, generando la perdita di 625 mila posti di lavoro. Sempre in questo anno, secondo i dati Istat, al 12% delle imprese viene negato qualsiasi prestito o finanziamento da parte del circuito bancario e al 33% delle aziende è stato aumentato il costo del denaro. E ancora al Sud, stavolta la fonte è Svimez, si è persa tanta di quella ricchezza da essere ritornati al 1995. Insomma, su questo 2012 sarebbe facile anzi, è stato fin troppo semplice, costruire solo critiche, perdersi nell’autocommiserazione e nella demagogia, ma le proposte, le idee, il coraggio di cambiare le cose è sempre mancato almeno nei fatti.

Orma, tutti, cittadini, politici, imprenditori, professionisti, conoscono a menadito i tanti problemi che affliggono e hanno afflitto questo Paese, ma se ci guardiamo attorno, cosa vediamo?

Quando è stato istituito il governo tecnico, davanti alla nazione, il nostro Parlamento aveva preso degli impegni, ricordo solo alcuni, taglio dei parlamentari e senatori a partire dalla prossima legislatura, taglio dei costi della politica, nuova legge elettorale, abolizione del vitalizio e potrei continuare a  lungo.

 Gli impegni erano solenni, dichiarazioni forti di uno e dell’altro partito, di vecchi e nuovi leader, il risultato?

Chiaramente Nessuno. Il Parlamento è ormai immobile anzi, ultima proposta beffa, quella di istituire dalla prossima legislatura un team di 90 tecnici per elaborare una proposta per tagliare uomini e costi dalla nostra politica, con riconoscimento agli stessi degli stipendi d’oro dei parlamentari e, mentre sicuramente non sono solo questi i temi da cui rilanciare il paese, è assolutamente chiaro a tutti quanto sia incredibile una classe politica, ipocrita e bugiarda, che ci prende sempre per i fondelli.

Lo dico con quella rabbia che ormai come un virus si diffonde ovunque, davanti alla morte di tante aziende, alla fame anche di civiltà che dilaga, il palazzo è sempre più lontano, questo Paese e noi tutti avremmo avuto bisogno in quest’anno di governo di un parlamento propositivo, che riscendesse dalle sedie ed entrasse nelle fabbriche, nelle case, nei bar, ed ascoltasse noi cittadini che senza prebende, senza vantaggi di posizione stiamo cercando di sopravvivere a  questa guerra che non fa prigionieri.

Avremmo avuto bisogno di proposte di legge, per semplificare la burocrazia di Stato, mentre questo governo tecnico ha creato e stabilito norme nuove che messe una di fianco all’altra coprono 80 campi di calci, avremmo  avuto bisogno di pagare meno il denaro, mentre le banche lo hanno ricevuto a tassi quasi pari allo zero della BCE e a noi o non sono stati trasferiti o i costi sono diventati impossibili, avremmo avuto bisogno di sgravi per chi investe, avremmo avuto bisogno di tempi certi per la giustizia, avremmo avuto tanto bisogno di ritrovare nelle azioni dei nostri rappresentati, onestà, moralità e coraggio per ritrovare anche dentro di noi la voglia di credere che dopotutto l’Italia si poteva cambiare, invece tutto negli ultimi mesi è un triste spettacolo che serve a  raccontare solo delle primarie di partito di una o dell’altra parte, di chi ci si ricandida e chi non, di chi prima o poi farà con belle parole e qualche programma qualcosa per cambiare tutto, ma domani, perché adesso è meglio che non cambi niente, la speranza dopotutto è un sentimento difficile da gestire, meglio non coltivarla, potrebbe generare partecipazione nei cittadini, coscienza critica e allora si che diventerebbe difficile pensare di governare, perché in un Pese migliore, nessuno vorrebbe più mediocri, ma uomini e donne capaci, puliti e questo la nostra politica proprio non può permetterselo.


LO STUDIO DI ALADDYN.COM: I CONSUMATORI REAGISCONO ALLA CRISI CERCANDO IN RETE IL PREZZO PIU’ CONVENIENTE.

Informatica e Abbigliamento restano in cima ai desideri degli italiani, che per contrastare la crisi cercano la migliore offerta di prezzo su internet. I dati arrivano dalla prima fase di sperimentazione di Alladyn.com, il portale di smartshopping lanciato sul web lo scorso. Nel primo mese di vita la piattaforma creata da tre imprenditori meridionali (Angelo Bruscino, Francesco Fulco e Angelo Tracanna) ha raccolto circa un migliaio di “domande di acquisto” da altrettanti consumatori di tutta Italia, che hanno segnalato i prodotti più desiderati sul mercato e il prezzo massimo che sono disposti a pagare, in modo da poter ricevere la migliore offerta possibile dapotenziali venditori.

I risultati, elaborati dal Centro studi di Aladdyn.com sulla base di 19 differenti categorie di acquisto, premiano come prodotti più “gettonati” quelli del comparto Informatica-Elettronica che hanno interessato il 20% delle richieste. Segue l’Abbigliamento, con il 15%, e l’Automotive con il 6%. Dunque è la tecnologia, tra pc portatili, tablet e tv lcd, a indurre gli italiani a reagire alla crisi cercando di strappare prezzi di acquisto più bassi attivando la concorrenza dei venditori sui portali in rete.

Per quanto riguarda le preferenze a livello locale, nella provincia di Napoli il comparto Informatica-Elettronica arriva addirittura al 60% delle richieste di acquisto dei consumatori, mentre Automobili e Accessori si assestano al 30%. A Milano si registra quasi con lo stesso trend la preminenza dell’Informatica-Elettronica (50%), mentre a Roma il primato di richieste se lo aggiudica l’abbigliamento, con il 20% di domande rispetto al totale provinciale, percentuale comunque tallonata da quella del sempre gettonato settore Informatico-Elettronico (18%).

I dati della ricerca, riferiti al periodo dal 15 ottobre al 15 novembre, confermano dunque la sempre più consolidata abitudine di ricorrere al commercio on line anche nelle forme più innovative come quella ideata da Aladdyn, che con la sua piattaforma mette quotidianamente in contatto potenziali acquirenti e venditori di tutta Italia, differenziati per categorie di prodotto, prezzo e località.

“I primi risultati del nostro lavoro descrivono null’altro che l’attuale realtà del sistema economico italiano – spiega Angelo Bruscino, uno degli ideatori del portale – Oggi i consumatori, pur lottando contro una crisi ancora strisciante, con un potere d’acquisto che, secondo gli ultimi dati forniti dall’Inps, è calato del 5,2% in cinque anni, non vogliono rinunciare a beni considerati di prima necessità o quasi, come i prodotti dell’abbigliamento e dell’universo informatico ed elettronico. In tal senso i meccanismi concorrenziali attivati dalla rete contribuiscono ad un rinnovato incontro tra domanda e offerta. Un modo innovativo, ma anche efficace, di far ripartire l’economia attraverso i consumi”.


Nel novero delle risorse esauribili e non ripetibili, quella principale, più scarsa, importante e di valoreè senza dubbio il tempo.
In ogni momento della nostra vita avere poco o molto tempo, fa la differenza, investirlo ben rende tantissimo, sprecarlo invece causa danni incalcolabili e senza recitare adagi di antica e profonda saggezza, sicuramente basta un solo momento per comprendere quanto di vero é racchiuso in detti popolari o semplicemente in queste poche righe.
Eppure un ragionamento tanto banale sembra essere straordinariamente difficile da mettere in pratica, prima nel nostro vissuto, anche diciamo domestico, e poi ancor di più nel lavoro e nella conduzione di macchine complesse come quelle dello Stato e mentre molte eccezionali menti si interrogano su come realizzare una società con tempi giusti, su come mettere a profitto la velocità consentita dalle nuove tecnologie e dall’era digitale, che pone proprio il tempo tra i paradigmi della sua straordinaria rivoluzione, in Italia, e in particar modo al sud, continuiamo a vivere in quello strano stadio del “frattempo”, tipico di chi preferisce l’osservare al fare.
In questo Paese dove tutti non hanno tempo, dove c’è il gioco delle perenni emergenze, dove ogni riforma partirà dalla prossima legislatura, dove la giustizia é senza tempo, dove i giovani sprecano anni parcheggiandosi nelle Università, dove i padri non invecchiano mai, dove tanto i lavoratori, quanto gli imprenditori preferiscono sempre rendite di posizione a scapito del progresso, dove tutti pensano che non sia mai arrivato il loro tempo, di “frattempo” purtroppo stiamo morendo.
In questo limbo, dove tutto accadrà domani e mai, oggi dove il taglio delle tasse, il ritorno del merito, la crescita, le speranze, sono sempre affidate a qualcun altro, dove il presente serve solo a giustificarsi per le lacrime e il sangue chiesto a tanti, ormai si sopravvive solo, ci si erode in questa triste accidia degli impotenti perché tutti ci raccontano che l’istante che stiamo vivendo non serve a niente, non é insomma come dire importante…
Invece é il contrario, é esattamente questo momento quello che cambia le cose domani, l’attesa é sterile non ha figli e genera solo stanchezza e sfiducia.
Bisogna tornare a pensare nei termini in cui si é consapevoli che l’oggi fa il domani, che il frattempo é solo un invenzione irresponsabile ed ipocrita che scarica sempre su altri le mancate scelte, che con coraggio dal piccolo delle nostre case, fino al vertice del nostro stato devono essere prese ed attuate oggi.
Abbiamo imparato tanto dalla nostra umana esperienza quanto dai testi, che crescere significa decidere ogni giorno, non fermarsi, non demandare, bisogna generare una continuità progressiva tra parole ed azioni, se non si vuole perdere fiducia, se vogliamo ritrovare forza e coraggio dobbiamo non solo vedere il tempo scorrere, ma nuotare nella sua corrente, per non morire di frattempo abbiamo bisogno di un presente dove le decisioni come i tagli agli infiniti sprechi, la trasparenza, la riforma della pubblica amministrazione, abbiano un effetto immediato. Non possiamo più attendere il domani, non possiamo più rubare altro tempo o diventeremo oggi gli assassini del nostro futuro.


Il Gruppo Giovani Imprenditori di Confapi presenterà venerdì 9 Novembre in occasione del suo congresso nazionale lo studio commissionato al Prof. Giacomo Vaciago dal titolo : “ da 14 anni nell’Euro; i costi li abbiamo visti, e i benefici?”

Lo studio ha cercato di dare una risposta su basi scientifiche ai problemi della scarsa crescita dell’economia italiana. Uno su tutti il motivo per il quale l’Italia  arretra mentre molti altri paesi (anche in Europa) accelerano e sulle ragioni che vedono questa crisi colpire soprattutto le nuove generazioni, cioè il nostro futuro, ponendo un accento particolare alla degradazione del nostro sistema democratico, ulteriore conseguenza della mancata crescita, poichè crescere  “rende una società più aperta, tollerante e democratica”.

Lo studio parte dalle ragioni che in 15 anni hanno compromesso il necessario adeguamento tecnologico ed organizzativo all’ interno del nostro paese compromettendone il presente, concentrandosi sulla decrescita continua del “prodotto per ora di lavoro” e di “produttività totale dei fattori” per misurare la crescita; ponendo l’attenzione infatti su questi due elementi costitutivi della crescita di una nazione, come si evince dallo studio commissionato dal  Gruppo Giovani di Confapi, l’ uso di politiche a favore dell’espansione della spesa pubblica o l’inflazione o la svalutazione del cambio sono solo dei palliativi, ma non curano certo il male, per rilanciare lo sviluppo l’unica ricetta è quella indicata in passato anche dal governatore Draghi : “solo il progresso della produttività genera benessere economico”.

Quindi si arriva e si punta sui tre aspetti fondamentali necessari a correggere  il declino dell’Italia :

1)  La necessità di progredire in termini di capitale umano e di ricerca scientifica “utile”.

2) L’assetto di regole necessario, per garantire che sia elevato e sempre presente lo stimolo all’innovazione ed alla adozione di best practice organizzative.

3)  L’ utilità a mantenere fermo l’obbligo a ridurre deficit e debiti pubblici che ci deriva dai nuovi Patti europei nel breve e nel medio periodo

Dal 15 settembre 2008 (caso Lemanbrothers) in Italia scopriamo che condividiamo tutti i guai della globalizzazione senza averne conosciuto i vantaggi, e soprattutto scopriamo che la nostra industria è sempre meno locomotiva, e sempre più vagone di coda, delle altrui filiere produttive più robuste e importanti. Scopriamo anche che il nostro futuro di grande paese industriale non è più garantito dalla ripresa che sempre segue ad una recessione.

La posizione del Governo italiano nei confronti della crisi e dei costi che ci ha presentato, è stata caratterizzata da tre successive tesi che così possiamo commentare:

1) “la crisi non è colpa nostra”: Ciò è vero, ma non serve.

2) “Altri stanno peggio di noi”: Ciò è vero, ma non consola.

3) “Abbiamo tenuto sui conti pubblici”: Ciò è vero, ma non basta.

Perché molti dei cosiddetti shock cui si imputa buona parte dei nostri guai, altro non erano che squilibri da tempo presenti e a lungo colpevolmente sottovalutati.

Ma le condizioni di cattiva burocrazia, difficoltà nel credito, ingessamento delle politiche attive tra sindacati ed azienda, hanno costituito la mancata crescita della nostra produttività oraria, che a fronte di altre realtà europee ha caratterizato per l’Italia un continuo declino industriale.

Ma allora cosa dovremmo fare per tornare a crescere? Lo studio della Confapi Giovani prodotto  dal Prof. Giacomo Vaciago ci indica la strada :

“Anzitutto, il primo aspetto da sottolineare è che in un’economia di mercato è la concorrenza il modo normale con cui l’innovazione viene introdotta nella produzione: chi non innova è perdente nella competizione. Occorre dunque un forte aumento del grado di concorrenza, soprattutto nell’area dei servizi pubblici e privati.”

“La seconda area di intervento, prioritaria per modernizzare il Paese e ottenere significativi guadagni di produttività, riguarda l’organizzazione del lavoro in tutti i servizi che pubblici devono rimanere, ma possono ben emulare la migliori pratiche del resto d’Europa. Dalla giustizia alla pubblica amministrazione (nazionale e locale): molto deve ancora essere realizzato per adeguare le modalità di produzione di quei servizi all’odierna miglior tecnologia.”

“La terza priorità è una revisione del bilancio pubblico, recuperando il metodo della spending review, introdotto da Padoa Schioppa sulla base dell’esperienza francese e inglese, e che il successivo governo subito eliminò, arrivando a chiudere l’ISAE dove queste analisi erano state iniziate. Occorre anzitutto tagliare spesa pubblica corrente che non serve alla priorità della crescita, ma anche “spostare” quote significative di pressione fiscale dalla imprese alle famiglie; dal reddito al patrimonio; dai contribuenti onesti agli evasori.”

Dovremmo tornare infine anche in Italia al buon senso di chi giudica “eccessivo” un debito – privato o pubblico, non importa – che non serve a finanziare la crescita, ma solo redistribuisce risorse tra i diversi cittadini o tra le diverse generazioni.

Liberamente tratto dalla Relazione del Prof. Giacomo Vaciago sullo studio commissionato dal gruppo giovani imprenditori Confapi intitolato “ da 14 anni nell’Euro; i costi li abbiamo visti, e i benefici?”


In questo periodo, come tanti Italiani, mi sono dovuto confrontare spesso con l’inefficienza dello Stato in tutte le sue forme, dai ritardi della pubblica amministrazione, alla sua assenza nei luoghi difficili, all’ingiustizie che spesso si perpetuano in questo strano Paese; eppure molte volte mi sono sentito risollevare dallo scoramento quando ho avuto la fortuna di incontrare uomini veri, che rappresentavano la nostra Italia e, con dedizione ed attenzione per i più deboli, dimostravano di fare con onestà e coraggio il loro lavoro.

Attacco mediatico
Con personale dispiacere ho assistito in questi giorni ad un attacco dei media nei confronti di uno di questi uomini, che ho avuto la fortuna di incontrare qualche anno fa in occasione del suo arrivo a Napoli e che oggi spero non lasci la nostra città, per la quale tanto si è prodigato, con un senso di amarezza e rammarico per un unico episodio forse non compreso o troppo strumentalizzato.
Parlo di un esperienza non solo personale, ma allargata ai tanti giovani della Confapi Campania, che hanno conosciuto il prefetto De Martino, che con grande sensibilità non ci hai mai negato un incontro, un consiglio e il sostegno della sua istituzione per promuovere la legalità, trasferendoci un senso dello Stato attento ai suoi giovani, alle nuove imprese, come attori diretti e principali del recupero del territorio.

Azione efficace
L’attività del Prefetto aveva seminato tanto e bene nei nostri cuori, a volte un po’ sofferenti, ricordo ancora con piacere il suo infervorarsi contro stereotipi negativi che lasciano ancora oggi una brutta immagine delle nostre terre e il suo sforzo continuo, supportato dai dati e dal tanto lavoro nel combattere la triste modalità comunicativa che ci vede raccontare sempre il peggio di noi e quasi mai i buoni esempi, le belle storie, i risvolti positivi.
In più di un’occasione l’ho sentito impegnarsi e prodigarsi per aiutare tutti a costruire le buone occasioni perfettamente consapevole dell’alto compito rivestito dal suo ruolo di massimo rappresentante e presidio dello Stato. Per questa ragione scrivo queste righe di saluto sincero ed. accorato ad un servitore dello Stato che ha saputo dimostrare lealtà al suo compito ed ai suoi cittadini con un lavoro continuo, tra le mille emergenze e i tanti momenti difficili che sicuramente non sono mancati e pur lo ripeto non conoscendo l’episodio raccontato negli ultimi giorni dai media, penso che un giudizio su un rappresentante dello stato debba sempre essere espresso non su una circostanza, ma sul suo percorso e sul lavoro fatto su un territorio, anche per non mortificarne l’istituzione.
Oggi abbiamo bisogno più che mai di ritrovare la piena e completa fiducia nell’Italia e nei suoi uomini, il mio, anzi mi permetto di dire, il giudizio dei tanti giovani che con me hanno incontrato e seguito il lavoro del prefetto di Napoli è assolutamente positivo, per questa ragione, caro prefetto, la salutiamo: noi, un po’ anche grazie a lei, continueremo a credere in questa terra cercando di diventare la migliore occasione di riscatto.


Le Pari opportunità sono un argomento sicuramente molto di moda in questo periodo di assoluta difficoltà. Ma cosa significa sul serio questo termine? Cosa vuole dire in concreto impegnarsi su questi temi? Perché incide in un paese come l’Italia ?

Definizione sintetica
Volendo dare una definizione breve, ma che colga appieno il senso del discorso, possiamo dire che stiamo parlando dell’applicazione del merito, a prescindere dal sesso, dalla condizione sociale e dalla condizione fisica, un tema, quindi, in Italia e soprattutto in Campania straordinariamente attuale.
Come vedete la definizione è molto ampia e si basa sul presupposto che si debba in uno stato civile e democratico come quello italiano, settima potenza economica e grande nazione occidentale, creare basi di partenza che consentano a tutti, a seconda del proprio impegno, di traguardare gli obbiettivi che si sono posti: insomma niente di più banale, niente di più difficile.
Tra le tante dimostrazioni di quanto questo atteggiamento sia molto spesso solo dichiarato e molto poco applicato ci sono i dati, che sono stati pubblicati proprio in questi giorni, che attestano come la Campania registri un 20,4% di lavoratrici, (in Europa le donne a lavoro sono circa il 74%), dato uguale a quello del Pakistan e di poco superiore a Libano, Yemen e Mauritania.

Aree svantaggiate
Le province in cui le donne sono messe peggio in quanto a impiego sono: Napoli (72% inattive) e Caserta (70,7%) a livello nazionale. E quindi, come al solito, nei tristi primati ci ritroviamo sempre all’apice.
Questa pessima fotografia, per altro, peggiora sicuramente se si pensa a tutte le altre categorie, come quelle con disabilità, i giovani e così via.
Tutto frutto di una politica che soprattutto nei ruoli pubblici e nella pubblica amministrazione non è in grado di garantire servizi minimi, come asili per le neo mamme, concorsi per i giovani, applicazione del merito contro le raccomandazioni, trasparenza e correttezza, insomma in tutte le sue forme.
Ma nonostante tutto questo, e forse proprio a causa di questi problemi, l’Italia è al primo posto in Europa per quanto riguarda il maggior numero di imprenditrici e autonome: 1.565.400, pari al 16,4% delle donne occupate, rispetto alla media europea del 10,3.
Ed è tra i primi posti per natalità di giovani imprese, gestite da giovani insomma! La Campania in questo caso gioca con Napoli una bella partita, piazzandosi al secondo posto dopo Milano.

Riflessioni di metodo
Ora magari varrebbe la pena concentrarsi un po’ su questi punti, considerarli una forza e stimolare in questa direzione politiche ed azioni che creino quelle pari opportunità di merito a favore di chi sta ancora scommettendo.
Basterebbero piccole azioni, magari promuovere non vuoti convegni di sensibilizzazione, ma l’apertura di qualche asilo, la creazioni di stimoli alle imprese gestite da giovani, la trasparenza nei concorsi e forse si potrebbe raccogliere l’anno prossimo qualche dato in controtendenza, che ci veda competere con qualche democrazia occidentale e non con il Pakistan (con il dovuto rispetto).