Giovani, ambiente, sviluppo …


Giovani, Belli e Disoccupati, potrebbe essere il titolo dell’ ultima indagine dell’Istat, che per l’ennesima volta, evidenzia nel nostro paese un tasso di disoccupazione giovanile pari al 27% per le fasce di età comprese tra i 15 e i 24 anni, praticamente 1 su 4, a una distanza di 7,6 punti percentuali dalla media europea, una situazione drammatica quella che attanaglia la mia generazione, che nel migliore dei casi, si trova affannata tra dubbi rinnovi di contratti a progetto e a tempo determinato, senza un’ adeguata formazione che renda i nostri ragazzi flessibili, privati della possibilità, per motivi economici, di pensare a una casa o a una famiglia e vista l’attuale situazione di crisi del sistema economico che continua a penalizzarli, privati anche della fiducia nel domani.

Eppure con una piccola punta di orgoglio Napoli e Regione, hanno dimostrato di essere almeno nella proposizione ideale dei suoi giovani, in controtendenza, infatti mai come in questi ultimi mesi, la propensione a fare impresa dei giovani e soprattutto delle giovani, è stata tanto alta, complice sicuramente la mancanza di alternative, ma resta il fatto che  questo dato, cioè la forte volontà di non arrendersi e il mettersi in gioco, deve non solo essere interpretato, ma anche letto come ulteriore motivo per impegnare anche istituzioni e politica, a fornire gli strumenti e le garanzie necessarie a questi giovani per resistere e avanzare  nei propri progetti ed evitare che cadano nel terribile baratro dei “Neet” (Non in education, employment or training).

Infatti tra i tanti pessimi dati rilevati, quello veramente spaventoso e’ che in Italia gli “Inattivi”, ossia coloro che hanno rinunciato a qualsiasi proposizione lavorativa siano circa 15 milioni, di ogni dove ed ogni età, dato che spiega ancora una volta, non il calo di una fiducia ormai in picchiata nel paese, ma il crescente allarme sociale per una situazione che viene sottovalutata, ma che peserà in maniera gravissima sul futuro della nostra società, che fin da oggi si regge in grande parte sulla capacità del nostro sistema previdenziale (i nostri nonni) di generare ricchezza e non, come sarebbe naturale su quella dei nostri giovani, per i quali, ormai lo gridano tutti a gran voce, anche se inascoltati, bisogna immediatamente mettere in campo risorse ed energie, altrimenti tra un decennio o poco più saremo tutti condannati a vivere dei ricordi di una generazione nata già vecchia nelle speranze, che sopravvive sulle spalle di chi le ha rubato il domani.

link : http://www.caffenews.it/?p=10627

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