Giovani, ambiente, sviluppo …

Caro Vice Ministro Martone,

in Italia è troppo facile essere fraintesi, è troppo facile cadere nel circo mediatico nazionale e rischiare che un messaggio positivo si trasformi in qualcosa di diverso. Io, come tanti, comprendo che il suo intento era trasferire a tanti ragazzi e famiglie uno sprone a fare di più e meglio. Ma vede, lei riveste un ruolo e una posizione particolare, sia per l’ importanza del suo Ministero sia per il modo con il quale è arrivato a rappresentarlo. Infatti il suo compito, come quello del governo Monti tutto, è senza dubbio quello di riformatore. Un compito chiesto a gran voce da questo Paese e dalla Comunità Europea. Un compito tradito sempre da tutti i passati governi politici e che oggi non può più essere ritardato, pena il futuro dell’Italia e dei suoi giovani.

Nonostante questo, vorrei però anche aggiungerle che il Paese degli sfigati è altro dai 28enni che spesso si laureano tardi a causa di un sistema universitario lento e farraginoso o per problemi economici, tantissimi lavorano alla bell’e meglio per potersi permettere gli studi.

Se di sfigati si vuol parlare, allora ci si deve riferire a quanti hanno 28 anni, laurea e master in tasca, ma non riescono a trovare occupazione; a quanti hanno voglia di lavorare, imprendere e scommettere, ma non trovano qualcuno che gli dia credito morale e materiale, soprattutto al Sud; a quanti scontano di vivere in un Paese come questo, dove la gerontocrazia diventa sempre più autoreferenziale a scapito dei suoi giovani.

Molti di noi si sentono sfigati perché la burocrazia, la giustizia, il welfare, lo Stato sembrano assenti, lenti: non funzionano.

Spesso ci sentiamo sfortunati perché, a differenza dei nostri genitori, non abbiamo garanzie, perché dovremo lavorare almeno 43 anni, perché entriamo nel mercato del lavoro tardi, perché dobbiamo chiedere troppo spesso aiuto a parenti e amici o ai potentati di turno per poter sperare di affermarci, perché il merito in Italia quasi mai viene riconosciuto.

Altri che hanno visto riconosciute le loro qualità e il loro impegno si sentono sfigati lo stesso, perché per lavorare hanno dovuto lasciare la casa, il Paese, gli affetti, certo senza la valigia di cartone degli anni ’50, ma con il cuore e la mente pieni di passione ed idee (che magari avrebbero fatto un po’ più grande il nostro Paese e non altre nazioni!).

Altri ancora si sentono sfigati perché credono nel rispetto della legge, dello Stato, nel pagare i tributi, nelle regole, nei doveri e nei diritti che quasi mai riescono, però, ad esercitare. Ciò nonostante provano, scommettono nel cambiamento e non con vuote parole, ma con impegno, azioni, caparbietà, coraggio quotidiano: qualità che fanno, ci fanno, sfidare sistemi, muri ed ostacoli che ad altri cittadini europei sembrerebbero insormontabili.

Insomma, qualche volta siamo presi dallo sconforto e ci sentiamo sfigati non perché abbiamo conseguito prima o dopo la laurea, ma perché italiani… dura solo un attimo, però, poi rinasce in noi la consapevolezza e l’orgoglio di essere cittadini di un bellissimo e straordinario Paese, primo al mondo ieri per tante cose. Oggi e domani capace ancora di primeggiare proprio per i suoi giovani: se ne è accorto il mondo, speriamo lo faccia presto anche l’Italia!

Angelo Bruscino

 

Non sempre accade, di vedere sulla stampa internazionale che l’Italia, o meglio a un suo cittadino sia lodato per aver rappresentato con il suo comportamento e con il suo agire, la lealtà, il rigore e il coraggio di chi sceglie l’onestà e la legalità, dimostrando, contro i soliti cliché che ci fanno cittadini disonesti, corrotti e buontemponi, che non solo il nostro è un paese serio, ma anche un modello ed un esempio nella lotta alla criminalità, battaglia nella quale vale sempre la pena ricordarlo il contributo di sangue dato da questo paese è stato altissimo.

Il caso Farina, ha spopolato su tutti i media nazionali ed internazionali e ha dimostrato ancora una volta la grandezza morale dell’ Italia, troppe volte beffeggiata o messa in discussione, chiariamoci, non sto incensando un comportamento, giustamente definito normale, in primis dal giocatore del Gubbio, ma voglio approfittarne per raccontare un’Italia diversa dai soliti stereotipi che ci accollano malcostume e malavita.

Certo non è tutto rosa e fiori, anzi, la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, non solo esistono, ma spesso resistono ed insistono con una forza senza pari sull’ intero territorio nazionale, ultimo esempio è il report pubblicato pochi giorni fa, che indica una potenza di fuoco economica del malaffare nel paese, che solo in disponibilità liquida è superiore a 65miliardi di euro, eppure la battaglia dello stato e di tanti cittadini, professionisti, imprenditori, contro le mafie è sempre più forte e forse mai come in questi tempi ha dimostrato di essere efficace.

Nel corso del 2011 i beni confiscati alle mafie sono stati pari circa 11705, conseguenza diretta dello smantellamento dei più importanti cartelli criminali avvenuta con l’arresto di boss ed affiliati, le istituzioni hanno lavorato in maniera straordinaria, dalla magistratura, alle forze dell’ ordine, alle prefetture, che con lavoro difficilissimo sono riusciti a cambiare radicalmente lo scenario nazionale, in meglio; lo stesso Ministero dell’ Interno, può giustamente rivendicare un azione, anche politica tra le migliori in Europa, nella lotta alle mafie.

Anche città da sempre simbolo negativo, come Napoli, hanno potuto rivendicare traguardi eccezionali nella lotta all’ usura e al pizzo, hanno addirittura fatto scuola, i movimenti congiunti di associazioni, imprenditori, commercianti, che insieme hanno reagito contro i soprusi della criminalità, esempi come Ercolano sono stati il fiore all’ occhiello di una cultura che non solo si afferma fortissima, ma fa proseliti, come l’ azione della Prefettura di Napoli, che ha dimostrato vicinanza e supporto a chi denunciava e a chi si proponeva di diffondere la cultura della legalità, in primis i giovani e le imprese.

 Napoli, poi ha dimostrato tanto anche per la forza con la quale le associazioni datoriali, sindacali, cittadine, hanno sempre più spesso scelto non solo di denunciare, ma di adottare codici etici e di aderire ai protocolli di legalità, anche l’azione di un ente morale come la Chiesa di Napoli, è stata straordinaria, sia nel promuovere i temi della legalità sia scegliendo di posizionarsi in prima linea contro qualsiasi mafia, dai preti di frontiera, al Cardinale che con l’indizione del Giubileo per Napoli, ha letteralmente dato la spinta e spesso coraggio e speranza a chi lo aveva perduto e ai tanti che da sempre lottavano per una città normale ha dato vigore e uno scudo dove ripararsi.

 Quanti buoni esempi ci sono stati nel 2011  e quanti ce ne saranno nel 2012, azioni che sono di radicale cambiamento, che testimoniano quanto questo paese stia cambiando in meglio, quanto l’Italia sappia essere diversa da quella che viene troppo spesso malamente raccontata, certo non si deve abbassare la guardia, bisogna anzi correre più forte, ma si devono anche leggere i segnali positivi, per ridare fiducia a chi è stanco, ridare forza a chi si sente solo, la buona Italia sta vincendo, nonostante la crisi, nonostante le mafie, questo resta il Bel Paese, non per i luoghi o il patrimonio artistico, ma per la gente che lo abita, da Nord a Sud e che in 150 anni, si è sempre battuta per trasformarlo nel Buon Paese di tutti gli italiani e che forse in silenzio spesso, senza le luci dei riflettori, ha iniziato da un po’ anche ad esportarla la legalità e non solo nello sport …

Scarsi risparmi, ma anche bollette incomprensibili e poca chiarezza nei servizi: sono questi i freni che impediscono ai cittadini di godere dei vantaggi della liberalizzazione del mercato elettrico e del gas. Ora  4 sportelli in tutta Italia e un numero verde forniscono un servizio per orientarsi.

Avviata dal 1 gennaio 2003 con il gas metano la liberalizzazione del mercato energetico è stata completata in Italia con la tappa del primo luglio 2007. I dati indicano che il passaggio dal servizio di maggior tutela al mercato libero da parte dei clienti domestici di energia elettrica sta originando flussi in linea con le migliori esperienze di altri Paesi europei: in tre anni il numero dei clienti che ha effettuato il passaggio è pari a circa il 15% del totale. Diversi sono invece i risultati per il gas metano per il quale si registra un 7-8% di passaggi di contratto in 8 anni: un risultato nel complesso deludente, anche per i limitati risparmio tariffari per le famiglie e la minore concorrenza a valle delle società di vendita.

Con il passare del tempo le proposte sul mercato libero elettrico si sono fatte più convenienti e hanno movimentato il mercato; mercato  che ha subito un’ulteriore innovazione grazie agli incentivi per la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici che hanno generato nel nostro Paese un rinnovato interesse per le energie rinnovabili nonché un fortissimo incremento dei produttori di pannelli fotovoltaici.

Tornando invece alla liberalizzazione, malgrado gli aspetti positivi del passaggio al mercato libero vi sono però alcune criticità che questa liberalizzazione ha portato con sé. Si sono segnalati per esempio casi di comportamenti commerciali scorretti, situazioni di doppie fatturazioni o semplicemente difficoltà nel passaggio da un venditore all’altro. Ma  i problemi riguardano anche questioni molto semplici, dall’incomprensibilità delle bollette alla mancanza di informazioni sul servizio. Tutta questa serie di problemi ha portato ad assistere a una flessione del livello di soddisfazione dei clienti domestici. É necessario quindi che i diversi attori del sistema si impegnino per una semplificazione e trasparenza sempre maggiori per realizzare un mercato efficiente e in grado di offrire risparmi sempre più consistenti.

 Il progetto “Diritti a viva voce” si propone proprio questo obiettivo. È un insieme di servizi fisici e telematici per la tutela dei consumatori e utenti. Il servizio si pone l’obbiettivo di fornire risposte ai clienti finali dei sevizi elettrico e gas fornendo una consulenza ai cittadini che intendono rivolgersi al mercato libero. Altro obiettivo è informare ed educare il consumatore sul modo di sfruttare al meglio l’opportunità offerta con la tariffa bioraria in vigore dal luglio 2009. Altri obiettivi sono l’informazione dei cittadini, troppo spesso impreparati e disorientati d’innanzi ai nuovi adempimenti come per esempio sulla certificazione energetica che oggi può rappresentare un primo aiuto per tutelare il consumatore sia sul versante del risparmio energetico che della sicurezza e del reddito famigliare. Infine gli sportelli informano i cittadini su come controllare i propri consumi quotidiani, promuovere un consumo consapevole e interpretare la nuova etichettatura sui consumi energetici dei principali elettrodomestici e sistemi hi-fi. A questi sportelli è stato affiancato un callcenter gratuito per chiamate da rete fissa con l’obiettivo di fornire una prima assistenza ai clienti finali.

In collaborazione con www.il-risparmio-energetico.com

Quando un anno si accinge a finire è naturale tentare un bilancio, provare a costruire tra gli alti e i bassi, i più e i meno, di questo 2011, un insieme di fattori che possano far sperare alla fine di un ciclo di crisi, durissima che ha cambiato per sempre l’Italia, che nel suo 150esimo compleanno ha forse vissuto una delle prove più grandi, tentare di riguadagnarsi il futuro, puntando sulle sue generazioni presenti e a venire, nel tentativo non scontato di questi tempi di preservare quel sentimento di unità che ci ha reso un paese straordinario ed unico nel panorama internazionale.

Certo in questi anni si è giunti a tante insopportabili esasperazioni, foraggiate da costumi etici e morali discutibili che hanno investito tutti gli aspetti della vita, pubblica e privata, dalle istituzioni, alle aziende, senza risparmiare nessuno, crisi totale dunque, continua e apparentemente senza fine, eppure al termine di questo ennesimo anno difficile, io preferisco non guardarmi indietro, preferisco puntare avanti. Gli errori passati sono, erano evitabili, ma non amo piangere sul latte versato, penso che da uno sbaglio si possa trarre insegnamento, che dalle paure si possa trarre coraggio, che dalle difficoltà nasca sempre il senso di rivalsa, di sfida, preferisco guardare i tanti buoni e stupendi esempi dati dai tanti uomini e donne, cittadini e rappresentanti dello Stato, delle imprese, del mondo religioso, dei professionisti e dei lavoratori che non sono mancati, dai tanti che hanno celebrato questi straordinari 150 anni con la fatica, il sudore, l’onestà, le idee, il cuore degli italiani che continueranno a fare grande il mio paese.

Il senso e il forte bisogno di appartenenza, di merito, di giustizia, la fede nei valori morali e religiosi che hanno reso l’Italia grande nella storia del Mondo, questi sentimenti positivi che si sono rafforzati a causa dei problemi generati da questa crisi, fanno nascere in me alla fine di quest’anno, un senso di opportunità, oggi siamo costretti al cambiamento, siamo messi all’ angolo dalle circostanze e possiamo solo tentare di realizzare con le nostre mani il futuro che sentiamo di meritarci. Rivoluzionare i nostri sistemi economici, sociali costerà fatica, paura, qualche volta genererà rabbia, ma se agiremo spinti dalla volontà di creare nuove e solide basi per la crescita (non solo economica, ma soprattutto sociale) di questa nazione, renderemo questa terra un luogo migliore, per noi e per i nostri figli e soprattutto avremo compiuto il nostro dovere: avremo reso omaggio e ragione ai tanti che in 150 anni hanno versato veramente lacrime e sangue per farla l’Italia. Questa Italia che merita i migliori italiani di sempre, noi: giovani di tutte le età che continuiamo a sognare, che ogni Natale, ogni volta che un anno finisce, guardiamo avanti senza perderci di animo, perché la prova più difficile non è mai stata superare questa o un’altra crisi, ma dimostrare a noi stessi e a chi ci seguirà di essere stati gli uomini e le donne che hanno continuato a costruire per questo paese un altro anno, un altro mese, un altro giorno, migliore di quello passato.

 

Angelo Bruscino

Di solito scrivo di questioni diverse, ma l’idea di buttare giù un pezzo sul piacere della lettura e su alcune considerazioni attigue, questa volta è stata una piacevole scommessa. Come sempre mi accade nei periodi di relax o comunque di pausa dal lavoro, mi dedico alla lettura di questo o quel buon libro, quest’ anno però ho iniziato a farlo in modo nuovo, partendo da alcune considerazioni che riguardano il mercato dell’intrattenimento, costituito per la maggior parte da : film, videogiochi, musica e appunto libri, sulla scorta di questa piccola lista di prodotti è facile comprendere che quello che acquistiamo è il  diritto di fruire di un’opera d’ ingegno realizzata da qualcuno attraverso, un trasferimento “diretto”, che avviene quando l’utente acquista un DVD o un libro o un brano su iTunes; un trasferimento “indiretto” quando, ad esempio, un’emittente televisiva acquista un film col diritto di farlo vedere a milioni di persone, per poi realizzare un introito derivante da messaggi commerciali e persuasivi in varie forme.

 Chiaramente il mercato “indiretto” è di gran lunga, il più redditizio, mentre quello “diretto” definito solamente con il nome di “Home Entertainment”, vale assai meno.

E’ interessante notare come il libro non abbia mai trovato un vero posto nel mercato indiretto, al contrario la stampa quotidiana e periodica vive di un fatturato misto, tra prezzo di copertina e pubblicità.

 I casi di libri nati per fini promozionali sono davvero rari e pochissimi sono diventati  importanti, con l’unica eccezione de “il Guinness dei primati”, che, pochi sanno, è nato proprio per promuovere la birra e poi è diventato più famoso della stessa, a tal punto che la gente difficilmente lo collega all’origine.

Insomma, nessuno ha mai trovato una effettiva e seria utilità, nell’inserire delle pagine pubblicitarie in un romanzo, ma ormai siamo da tempo in un clima di continue rivoluzioni e per ogni cosa e/o prodotto, l’era digitale sa come aprire nuove strade e nuove frontiere, quindi ecco accadere due cose :

1) Lo sviluppo dei canali di distribuzione digitali consente un nuovo tipo di transazione che gli addetti ai lavori definiscono “liquida”, ovvero senza un supporto fisico.

2) L’avvento di Internet rende possibile il cosiddetto “marketing one to one” o “social marketing”. Il tutto si basa su un assunto primario, la misura fondamentale del proprio marchio in rete è data dalla grandezza della propria base dati utenti che hanno accettato esplicitamente, all’atto di una registrazione, di ricevere informazioni  commerciali.

Questi due fattori rappresentano l’opportunità che può consentire al libro di entrare finalmente a pieno titolo nel mercato della cessione indiretta dei diritti di fruizione, traendo il giusto profitto dalle attività di marketing.

Il libro infatti rappresenta un’ottima “merce di scambio” per chiedere all’utente di lasciarci i suoi dati per le nostre future iniziative commerciali.

Il primo episodio in assoluto che verifica questa teoria, parte in sordina, quasi un esperimento, dall’ultimo libro di Fabrizio Hugony. già affermato per il precedente romanzo, Galileo e il segreto dei Maya, rimasto per più di un mese primo nelle classifiche di vendita di Blockbuster, Fabrizio ha recentemente confezionato un nuovo romanzo dal titolo : “Il Revisore”.

La caratteristica più innovativa di questo romanzo è proprio il modo in cui viene pubblicato. Si tratta infatti del primo romanzo Advercontent, che dimostra il concetto espresso in precedenza e si può scaricare gratuitamente in questi giorni, registrandosi sul sito delle assicurazioni Generali.

http://www.generali.it

http://www.generali.it/iniziative/ilrevisore

Io vi consiglio di leggerlo è una bella storia, una simpatica ed avvincente lettura e soprattutto un modo nuovo di fare e pensare il Libro, che probabilmente avrà eccezionali sviluppi nel prossimo futuro.

La meglio gioventù in Italia esiste ancora, non è scomparsa o, come colpevolmente si vuole far credere, persa in questa mia generazione, accusata di essere troppo spesso bambocciona ed incapace, povera di valori o di dedizione, priva di sogni e di speranze.

La migliore gioventù italiana è viva e vegeta, si muove, lotta, ha fede e non si tira mai indietro, si mette anzi in gioco con tutta se stessa, rischiando ogni volta il proprio futuro e lo dico da giovane con grande orgoglio e spesso con qualche lacrima. Io li vedo i miei coetanei, quelli con le facce e le mani pulite, gli occhi allegri e il cuore pieno di grandi speranze, scavare nel fango in Liguria, pulire le strade di una Napoli piena di immondizia, lottare nelle terre di Gomorra, non perdersi di coraggio di fronte al millesimo colloquio, all’ ennesimo concorso fatto male, continuare ad andare avanti nonostante quel raccomandato li sorpassi, nonostante l’incertezza di un futuro senza welfare, nonostante una gerontocrazia irresponsabile nei confronti dei suoi ragazzi, che rischiano di ereditare un Italia in macerie. Nonostante tutto  la meglio gioventù è tutta là, dove c’è bisogno: giovani di tutta Italia che arrivano ovunque sia necessario, dall’ Abruzzo dei terremoti, all’inondazioni del Nord e del Sud, ai disastri ecologici, a quelli pubblici, per non fare mai mancare la speranza che un’Italia diversa è ancora possibile, perché tante e forti sono le mani che vorrebbero costruirla.

Questo nostro Paese ha avuto sempre una grande forza: giovani che in ogni tempo, al momento necessario, si sono presentanti a lavorare, per cambiare e migliorare gli aspetti di una società che non cresceva più nei valori morali, economici e sociali.

Vorrei gridare ai nostri padri che anche loro sono stati una bella generazione che ha sognato e lavorato per il bene di questa terra, poi sono cambiati, gli anni gli hanno rubato lo spirito: ci guardassero una buona volta! Ritrovassero dentro di loro quella forza e sorridessero perché in Italia la bella gioventù è ancora viva e si è incarnata nei loro figli, facessero la cosa giusta adesso, non gli negassero il futuro!

Angelo Bruscino

La peggiore crisi, non solo economica, dalla fine dello scorso secolo all’inizio di questo ha investito il mondo, ribaltando convinzioni, poteri ed equilibri, preparando un nuovo fertile humus per quelli che saranno i nuovi padroni, che forse cresceranno e prospereranno sulle macerie dei nostri debiti.

L’Europa perde ogni giorni la sua credibilità a causa delle politiche spesso vigliacche dei grandi Paesi, che cercano opportunità nell’approfittare della debolezza altrui. Mentre i piccoli Paesi, in primis la Grecia, cercano disonorevoli vie di uscita dalle politiche di riforma del debito imposte da Francia e Germania, per recuperare il consenso, missione ormai impossibile, della propria base elettorale, tentando di scappare dalle responsabilità dichiarate e accertate che hanno ucciso un’ intera nazione.

Altri Paesi, l’Italia tra questi, percorrono invece i sentieri della finzione, della bugia, nel tentativo di tirare avanti, senza coraggio, senza responsabilità verso cittadini sempre più confusi da dichiarazioni astratte e che cercano colpe ovunque per lo stato di cose attuale, dove si fanno spazio infinite soluzioni sempre azzoppate e non definitive, che mai trovano realizzazione, spostando sempre in avanti le scelte, necessarie e sicuramente impopolari, per risollevare il Paese e garantirgli un futuro.

Un vecchio detto recita: “La strada dell’inferno è lastricata dalle buone intenzioni”, ed è esattamente quello che pare stia avvenendo in questi giorni convulsi, tutti parlano di scelte difficili, di rivoluzioni necessarie, ma tutti, nessuno escluso, fa seguire alle parole i fatti, che pericolosamente latitano, portandoci più vicino a quel baratro tanto pericoloso che si chiama default. E default non è solo da intendersi come fallimento del nostro sistema paese, ma come la totale perdita di credibilità che già si manifesta negli spread impazziti che portano i nostri tassi d’interesse, sui Bond Pubblici oltre il 6%, perché nessuno crede più in questa Italia (fatta più da imbonitori che da statisti), che nonostante gli ottimi fondamentali e il tessuto di imprese, non sopravviverà senza crescita e senza uno Stato più capace ed efficiente.

Come nessuno crede più in questa Europa, che diventa sempre più piccola, che tenta di proteggere pochi interessi, dimenticando il principio che le aveva dato origine, essere un luogo ampio di speranze e costruzione del domani, di coesione e di crescita per quasi 500 milioni di persone, molte delle quali con poca fiducia e rispetto in un’istituzione che sentono lontana, lenta, troppo burocraticizzata e attenta ad equilibri che non hanno nulla della vita reale e dei problemi che sembrano voler divorare le vecchie e nuove generazioni. Generazioni spaesate che si incolpano a vicenda di questa tragedia che brucia ogni giorno possibilità e opportunità.

Basterebbe tornare ad essere responsabili, non chiedere, ma fare per primi i sacrifici necessari, esemplari nel rappresentare le istituzioni, coraggiosi nel riformare un sistema troppo lento e vecchio, esserlo nel puntare sulla crescita. Basterebbe tornare ad essere prima Italiani e poi Europei con la maiuscola, per superare questa difficile prova; dopotutto un nuovo inizio, una nuova partenza è ancora possibile, con politiche di merito e quella fiducia e quell’entusiasmo che erano stati perduti in mille privilegi, di altrettante caste, che staccate dal mondo reale tutelano solo se stesse a scapito di noi altri, che continuiamo a sentirci Cittadini di una Italia e di un Europa fatta di grandi ideali, di fede e di coraggio.

Angelo Bruscino


Il mondo è cambiato completamente, trasformato in un modo e una maniera che ancora non ci è del tutto chiara. La storia si sta muovendo in questi giorni, in questi mesi: se ascoltate bene si sente già il fruscio della penna o il ticchettio della tastiera che scrivono nuove pagine, nuovi libri, nuovi testi per raccontare al domani quello che oggi avviene, quello che ci passa sotto gli occhi senza che noi ce ne accorgiamo.

Io me ne sono accorto, non certo per straordinari meriti innati o acquisiti, me ne sono accorto per caso, guardando i volti delle persone, di quelle più giovani soprattutto. Sì, sembra assurdo anche a me, ma lì esattamente al centro delle facce degli altri ho scoperto che quello che era stato il mio mondo non era più quello di prima: cambiato e sostituito da questa brezza, anzi da questo ciclone, che ha spazzato via il vecchio mondo arabo, con quella forza che solo i giovani e la loro Primavera potevano dimostrare, e poi anche l’Occidente di ieri.

Gli Stati Uniti in primis e dopo l’Europa hanno scoperto che la politica economica del debito e del consumo, che dal primo dopoguerra ai giorni nostri aveva predominato, era fallita, insieme a tutti quei Paesi che ne erano stati i campioni e i vassalli. Il nuovo avanza nella spasmodica necessità, nel bisogno di trovare forme maggiormente attente e consapevoli di economia, nella definizione di una responsabilità e di una morale sociale che sembravano smarrite in Europa, dove i privilegi delle caste superano ogni buon senso, in America, dove Wall Street sbeffeggia brindando con champagne e assurdi emollienti gli Indignados di Main Street che dal ponte di Brooklin manifestano per chiedere maggiore equità e giustizia sociale, in Spagna, in Inghilterra, in Islanda, in Francia. E tutto questo avviene con il comune denominatore di chi vuole e chiede a gran voce un mondo nuovo, perché in questo proprio non ci si riconosce più, per il troppo spreco, le troppe incertezze, il continuo fallimento di valori abusati dalla ipocrisia e dal dominio di chi non riconosce il merito, ma solo il favoritismo e il clientelismo.

In questo nuovo contesto anche sociale, la polis è sempre più virtuale: la società si sta riscoprendo attiva, viva, a volte inasprendo fino alla violenza il proprio sdegno, dimostrando una forma di risveglio nel web: il nuovo luogo. Ancora esiste, ma non ha molta compagnia, chi “crede” nelle strade e nelle piazze, chi sa percorrerle quando si deve, quando si sente necessario il bisogno di dimostrare la volontà di avere di nuovo persone, ideali, sogni, progetti in cui credere ed investire la propria esistenza.
Il nuovo secolo ha decretato la fine degli idealismi, ma per fortuna non degli ideali, lo vedo, me ne accorgo fissando quei volti di cui parlavo, quelli dei tanti ragazzi di questa generazione data da sempre come perduta ed insofferente. Quei volti che mi dicono che il mio mondo non è più quello di prima, è stato spazzato via, è cambiato, ma non è morto: vive e continua sulle spalle di una nuova generazione che adesso sta muovendo i primi passi, a volte goffi, verso una direzione diversa. Siamo noi giovani di questa generazione con le nostre facce il confine tra ieri e domani, tra vecchio e nuovo. E chissà forse per una volta il sogno di creare un mondo, un luogo migliore, più equo, più giusto potrebbe realizzarsi anche solo con la semplice forza delle idee, delle opinioni che, come abbiamo visto, in questo grande villaggio globalizzato, con l’ausilio dei nuovi strumenti di diffusione di massa, sanno diventare molto e pericolosamente reali, per i tanti a cui cambiare proprio non conviene e ai quali quando è necessario dobbiamo opporre le nostre facce, il nostro primo confine, tra quello che eravamo e quello che sicuramente riusciremo a diventare.

                                                                                                                                           Angelo Bruscino

 

A Napoli, con cadenza annuale, si consuma un rito molto speciale, complice San Gennaro. Non parlo del miracolo in senso stretto, dello scioglimento del sangue del Santo patrono, ma di quanto avviene negli abitanti della città, che in occasione del 19 settembre tornano improvvisamente a sentire forte l’appartenenza a quel luogo speciale che è la loro terra ed i suoi riti.

Si riuniscono, riscoprono l’orgoglio e il legame, vivono con sollecitudine ed ansia la manifestazione del miracolo, quasi come un test personale, che in qualche maniera giudica non semplicemente lo stato del capoluogo, ma quello dei suoi cittadini, dalle più alte cariche istituzionali, a quelle politiche ed imprenditoriali, che con commozione corale non mancano di partecipare, cuore e fede in mano, a questo magnifico rito che continua ad emozionare tutti i Napoletani, e presunti tali, sparsi per il mondo.

Ma c’e’ un problema: di solito il Miracolo di San Gennaro ha purtroppo breve durata e il suo effetto segue la stessa tempistica, letteralmente il tempo di una passerella, per dimenticare poi in fretta che tutti dovremmo essere “più buoni, più bravi e più belli dentro” in modo costante, che il tentativo di migliorare noi stessi e la nostra città non può essere sbandierato solo per l’occasione, ma che l’esempio ed il significato dell’evento miracoloso è proprio quello di cambiare in maniera perenne costumi e modi di vivere, magari all’insegna dell’etica e della morale cristiana o comunque di quella civile. Vivere con il paradigma del rispetto, del senso civico e del bene comune, questo è il vero messaggio che va al di là della celebrazione pur splendida nel Duomo cittadino, ma che tutti dimenticano in favore dell’evento mediatico.

Napoli è la città dei grandi e piccoli miracoli, dell’impossibile che diventa ripetizione a volte positiva, troppo spesso negativa. E’ un luogo pieno di una strana poesia, alchimia che fonde miti, leggende e realtà e che spesso dimentica quei piccoli, poco eclatanti, ma continui gesti di amore che le persone, giovani, anziani, uomini e donne, realizzano ogni giorno, a volte con un moto di comprensibile ribellione alle tante brutture che ci circondano, a volte nel silenzio e nel sacrificio di chi cerca di cambiare le cose, anche quando tutto rema contro.

Napoli, la nostra città, ha bisogno di questi continui esempi positivi. Il richiamo del Miracolo è forte, come forte dovrebbe essere l’emulazione a quei momenti di vita esemplare che il capoluogo ha conosciuto e conosce. Molti, tanti cittadini, hanno messo in campo ottime iniziative in questo senso negli ultimi tempi, dall’adozione di aree verdi, a continui sforzi per ripulire la città e i suoi monumenti, passando per le battaglie contro l’illegalità. Tante tantissime iniziative che stanno riscoprendo il cuore vero della città nel silenzio dell’agire, nella convinzione che per fare la cosa giusta bastino spesso inizialmente solo due mani ed una testa.

Insomma, sembra quasi che quest’anno il solito oblio del giorno successivo al miracolo non sia avvenuto, sembra quasi che San Gennaro abbia fatto un miracolo più grande del solito: aver risvegliato molti all’impegno civile a favore della loro città, a favore di quell’immagine vera e positiva dei napoletani; sembra quasi che il nostro Santo sia riuscito a sciogliere anche il sangue dei Napoletani, a renderlo vivo e caldo a favore degli altri, a favore della città stessa.

Angelo Bruscino

 

 Il Gruppo Giovani Confapi Campania vince il Premio Sele d’Oro Mezzogiorno 2011 sezione Saggi Bona Praxis per l’impegno profuso a favore della legalità. «In quest’anno il Gruppo si è impegnato con determinazione e costanza a favore della legalità, della lotta alle mafie e alla contrastazione del pizzo e dell’usura Questo premio, per la sua importanza e per il motivo per cui ci è stato assegnato, è una grande soddisfazione: noi giovani della Confapi Campania ci siamo attivati con lo scopo di far rinascere la nostra terra, consapevoli che tale svolta potrà arrivare solo con un tessuto sociale pulito e quindi, con un’economia florida e libera dalle mafie».

Il Gruppo ha organizzato incontri in sede con personaggi di spicco del sistema della giustizia locale: il prefetto di Napoli, Andrea De Martino e il capo ella squadra mobile di Napoli, Vittorio Pisani.

Gli under 40 Confapi Campania, inoltre, hanno organizzato il convegno “Legalità a Napoli, l’impresa possibile”, dove è stata attribuita la presidenza onoraria al Prefetto e dove è stato presentato il codice etico del Gruppo, che impegna gli iscritti non solo ad operare nella legalità, ma anche a comportamenti correnti tra venditore e acquirente.

Il Premio Sele d’Oro sarà consegnato a Oliveto Citra, sabato 10 settembre alle  21

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